L’ENPAM torna al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale.
Secondo quanto riportato da diverse testate giornalistiche, tra cui Il Fatto Quotidiano, la Procura regionale del Lazio della Corte dei Conti avrebbe citato in giudizio il Presidente della Fondazione ENPAM, Alberto Oliveti, contestando un presunto danno erariale pari a circa 1,97 milioni di euro derivante da compensi ritenuti non dovuti percepiti nel corso degli anni. La vicenda approderà davanti alla magistratura contabile nei prossimi mesi e sarà naturalmente il giudizio a stabilire l’effettiva fondatezza delle contestazioni.
Come sempre, il principio di presunzione di innocenza impone prudenza nei giudizi. Tuttavia, il tema solleva interrogativi che vanno ben oltre la posizione personale del Presidente dell’Ente e riguardano direttamente tutti i medici e odontoiatri italiani che ogni anno versano contributi obbligatori alla propria Cassa previdenziale.
Una vicenda che si inserisce in un quadro già complesso
Negli ultimi mesi CoAS Medici ha più volte richiamato l’attenzione sulla governance dell’ENPAM.
Prima è arrivata la discussione parlamentare relativa alla modifica statutaria che ha consentito il terzo mandato del Presidente, nonostante precedenti orientamenti ministeriali avessero espresso riserve sulla permanenza prolungata ai vertici delle casse previdenziali.
Successivamente sono emerse le polemiche sugli investimenti finanziari dell’Ente e sul ruolo esercitato da ENPAM in alcune operazioni che hanno coinvolto importanti istituti bancari italiani.
Ora la contestazione della Corte dei Conti aggiunge un ulteriore elemento di riflessione: il sistema dei controlli interni ed esterni è realmente adeguato rispetto alla dimensione patrimoniale dell’Ente?
Parliamo infatti di una Fondazione che dichiara un patrimonio di 28 miliardi di euro e che amministra le risorse previdenziali di centinaia di migliaia di professionisti. Una responsabilità enorme che richiede livelli altrettanto elevati di trasparenza e accountability.
Il problema non è solo giudiziario: è politico e previdenziale
La questione più importante non riguarda soltanto l’esito della vicenda processuale.
Molti iscritti continuano a chiedersi perché, a fronte di contributi obbligatori sempre più gravosi, esista una distanza così marcata tra gli organi di vertice della Fondazione e la base degli iscritti.
Negli ultimi anni CoAS ha denunciato più volte alcune criticità strutturali, in accordo con il movimento STOP ENPAM: o con altri movimenti di iniziativa degli Iscritti di altre Casse previdenziali private, ad esempio ENPAF dei Farmacisti dipendenti.
- la scarsa possibilità di contendere per le cariche degli organi di governo;
- la formazione del C.d.A. attraverso nomine che sono diventate appannaggio dei Sindacati maggiormente rappresentativi come “Premio alla carriera” per i Segretari
- la difficoltà di un reale ricambio generazionale;
- la inesistente partecipazione degli iscritti alle decisioni strategiche;
- la mancanza di una comunicazione preventiva o immediata e trasparente sulle politiche di investimento;
- il permanere dell’anomalia della doppia contribuzione obbligatoria per i Medici Dipendenti e per molte altre categorie professionali (Farmacisti), mentre altre categorie di professionisti (Veterinari) sono riusciti a liberarsi di questo fardello
In questo contesto, ogni vicenda che coinvolga i vertici dell’Ente non può essere considerata un fatto isolato, ma si inserisce in una più ampia discussione sul modello di governance delle casse previdenziali privatizzate.
Chi tutela realmente gli interessi degli iscritti?
La domanda che molti medici si pongono è semplice.
Chi controlla chi?
L’ENPAM è formalmente una fondazione privata, ma svolge una funzione pubblica essenziale:
Gestire contributi obbligatori che i professionisti non possono scegliere di non versare.
Per questo motivo il livello di trasparenza richiesto dovrebbe essere addirittura superiore a quello normalmente richiesto ad altre realtà private, considerato anche il numero di Casse che hanno presentato gravi criticità contabili, fino alla chiusura di alcune di esse.
La citazione in giudizio da parte della Corte dei Conti dimostra che gli strumenti di controllo esistono e funzionano.
Tuttavia resta aperto il tema della prevenzione:
Quanto sono efficaci i meccanismi di vigilanza interna?
Quanto sono efficaci i meccanismi di vigilanza esterna, cioè i controlli esercitati dalla Divisione delle Casse pensionistiche private del Ministero del Lavoro e della Previdenza ?
Quanto sono realmente informati gli iscritti sulle scelte strategiche che riguardano la loro futura pensione ?
ENPAM è un patrimonio che appartiene ai medici
Al di là delle responsabilità individuali che saranno eventualmente accertate nelle sedi competenti, questa vicenda ricorda una verità spesso dimenticata.
Le risorse gestite dall’ENPAM non appartengono ai gruppi dirigenti, ai consigli di amministrazione o ai presidenti pro tempore. Appartengono ai medici e agli odontoiatri italiani che le hanno generate attraverso il proprio lavoro. Per questo ogni decisione relativa alla governance, agli investimenti, ai compensi degli organi e alle strategie previdenziali deve essere sottoposta al massimo livello di trasparenza possibile.
CoAS Medici continuerà a seguire con attenzione l’evoluzione della vicenda, chiedendo che venga fatta piena chiarezza e ribadendo la necessità di una profonda riflessione sul futuro della previdenza professionale privata, sulla sua sostenibilità futura, sulla rappresentanza dei Contribuenti iscritti e sui meccanismi di controllo delle risorse affidate alle casse privatizzate per obbligo di legge Costituzionale: Articolo 38.
Perché la fiducia degli iscritti non può essere considerata una rendita permanente: va meritata ogni giorno attraverso trasparenza, responsabilità e buona amministrazione.

