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CCNL 2025/2027:   DIMENTICATI  i  MEDICI del 118: l’anzianità maturata da convenzionati deve valere  per carriera e retribuzione

La preintesa del nuovo contratto dell’Area Sanità, firmata il 7 ottobre, lascia irrisolta la questione dell’anzianità maturata dai medici che hanno lavorato nel sistema di emergenza territoriale 118 in regime di convenzione prima di essere assunti come dirigenti.
CoAS Medici Dirigenti sostiene la richiesta di un correttivo, ma chiede di andare oltre: l’esperienza professionale deve essere riconosciuta non soltanto ai fini della attribuzione degli incarichi, ma anche nella sua valorizzazione economica.

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Il nuovo CCNL Area Sanità 2025-2027, la cui preintesa è stata sottoscritta il 7 ottobre 2026, introduce modifiche al sistema degli incarichi e delle progressioni di carriera. Ma, proprio mentre si parla di valorizzare l’esperienza professionale dei dirigenti medici, una categoria di colleghi rischia di rimanere ancora una volta penalizzata: i medici che hanno lavorato per anni nel sistema di emergenza territoriale 118 in regime di convenzione, prima di essere assunti alle dipendenze del Servizio sanitario nazionale.

Si tratta di professionisti che hanno contribuito allo sviluppo e al funzionamento del sistema di emergenza territoriale, garantendo assistenza sulle ambulanze e intervenendo quotidianamente in situazioni cliniche complesse, spesso caratterizzate da elevata responsabilità e dalla necessità di assumere decisioni immediate.

Medici che hanno lavorato per il Servizio sanitario nazionale, maturando competenze ed esperienza sul campo, ma ai quali, una volta transitati nel rapporto di dipendenza, non viene riconosciuta integralmente quell’anzianità ai fini della progressione professionale.

Per CoAS Medici Dirigenti è una disparità che il nuovo contratto avrebbe dovuto finalmente sanare in modo definitivo.

Un’esperienza professionale che rischia di non avere valore contrattuale

La questione è emersa con particolare evidenza dopo la sottoscrizione della preintesa.
La Federazione CIMO-FESMED ha denunciato espressamente il mancato riconoscimento dell’anzianità dei medici convenzionati del 118, evidenziando come il nuovo contratto abbia invece previsto forme di valorizzazione dell’anzianità maturata dagli specialisti ambulatoriali.

Questa esclusione una delle principali delusioni della trattativa, ponendo le basi per iniziative giudiziarie sul territorio nazionale.

Il problema è tutt’altro che formale. Il nuovo CCNL interviene sul conferimento degli incarichi dirigenziali e sulla valorizzazione dell’anzianità, introducendo percorsi professionali ed economici più articolati. Ma per chi proviene dal convenzionamento del 118, il mancato computo degli anni di attività precedenti all’assunzione può tradursi in un ritardo nel riconoscimento dell’esperienza maturata e nell’accesso agli incarichi successivi.

È come se una parte della carriera professionale di questi medici cominciasse a esistere soltanto dal momento dell’assunzione come dipendenti. Eppure, prima di quella data, gli stessi professionisti prestavano già servizio nell’ambito del sistema pubblico di emergenza sanitaria.

Perché riconoscere l’anzianità ad alcuni e non ad altri?

Il punto centrale riguarda la coerenza del sistema contrattuale.
Se si ritiene corretto valorizzare l’esperienza professionale maturata in regime di convenzione per alcune categorie di medici successivamente transitate nel rapporto di dipendenza, occorre spiegare per quale ragione un principio analogo non debba trovare applicazione anche per i medici provenienti dal 118.

Naturalmente, i differenti rapporti giuridici non sono automaticamente sovrapponibili. Il lavoro convenzionato e quello dipendente sono disciplinati da regole diverse e il riconoscimento dell’anzianità richiede una specifica previsione normativa o contrattuale.

Ma è proprio questa la ragione per la quale CoAS ritiene necessario modificare il testo della preintesa, firmata – secondo CoAS – forse un po’ affrettatamente.

Una differenza di inquadramento giuridico non dovrebbe comportare automaticamente la cancellazione del valore professionale dell’attività precedentemente svolta. Gli anni trascorsi nel sistema di emergenza territoriale non sono stati anni estranei al Servizio Sanitario Nazionale. Sono stati anni di attività assistenziale, responsabilità clinica, esperienza e servizio ai cittadini.

Non si comprende quindi perché tale esperienza debba essere considerata irrilevante proprio quando si tratta di riconoscere la maturità professionale necessaria per accedere a determinati incarichi.

Il correttivo è necessario, ma non dovrebbe fermarsi agli incarichi

CoAS condivide la richiesta, avanzata da altre organizzazioni sindacali, di correggere la preintesa per consentire il riconoscimento dell’anzianità convenzionale maturata dai medici del 118 ai fini dell’accesso e della progressione negli incarichi professionali. Riteniamo tuttavia che una correzione limitata esclusivamente a questo aspetto rischierebbe di risolvere soltanto una parte del problema.

Se si riconosce che l’attività svolta nel 118 costituisce esperienza professionale utile ai fini della carriera, per quale ragione quella stessa esperienza non dovrebbe essere valorizzata anche sotto il profilo economico?

Il riconoscimento dell’anzianità non può essere affrontato come una questione puramente formale. Nel sistema della dirigenza medica, infatti, anzianità, incarichi, retribuzione di posizione e progressioni professionali sono elementi strettamente collegati, pur essendo soggetti a requisiti e discipline contrattuali distinti.
Attribuire valore agli anni di servizio precedenti soltanto per consentire l’accesso a un incarico, escludendoli a priori dagli istituti economici collegati all’esperienza professionale, rischierebbe di produrre una nuova disparità.

Per CoAS, quindi, il correttivo dovrebbe perseguire un obiettivo più ampio:
riconoscere l’anzianità maturata nel 118 ai fini giuridici e
prevederne una coerente valorizzazione economica, attraverso disposizioni contrattuali esplicite che ne definiscano ambito, requisiti ed effetti.
Non si tratta di sostenere che ogni beneficio economico debba derivare automaticamente dal riconoscimento dell’anzianità convenzionale, indipendentemente dalle norme che lo disciplinano.

Si tratta di chiedere che il contratto affronti espressamente anche questa dimensione, senza limitarsi a una soluzione parziale.

Il paradosso di un Servizio Sanitario che non riconosce la propria esperienza

La vicenda degli ex convenzionati del 118 evidenzia una contraddizione più generale.

Da anni il Servizio sanitario nazionale denuncia difficoltà nel reclutamento e nella permanenza dei professionisti, soprattutto nei servizi caratterizzati da maggiori carichi di lavoro e responsabilità. L’emergenza territoriale rappresenta uno degli ambiti nei quali tali difficoltà sono particolarmente evidenti. Eppure, quando professionisti che hanno già maturato anni di esperienza in questo settore entrano nella dirigenza medica, quella stessa esperienza rischia di non trovare un riconoscimento adeguato.

È un messaggio difficile da comprendere, si potrebbe definirlo inaccettabile, per chi ha contribuito a garantire la continuità del servizio di soccorso sulle strade e a domicilio.

Un medico che ha trascorso anni sulle ambulanze, affrontando emergenze, urgenze e situazioni cliniche ad alta complessità, non diventa professionalmente inesperto nel momento in cui cambia la natura giuridica del proprio rapporto di lavoro.
La trasformazione del rapporto da convenzionato a dipendente non può trasformarsi, sul piano della valorizzazione professionale, in un azzeramento dell’esperienza acquisita.

È questo il principio che CoAS ritiene necessario affermare.

CoAS: correggere la preintesa per evitare nuove disparità

La sottoscrizione della preintesa del 7 ottobre non deve impedire di affrontare alcune evidenti criticità.

CoAS Medici Dirigenti ritiene necessario sostenere la richiesta di un intervento correttivo che riconosca l’anzianità maturata dai medici ex convenzionati del 118 ai fini degli incarichi professionali e della progressione di carriera. Ma chiede anche che venga affrontata la piena valorizzazione giuridica ed economica dell’esperienza maturata, individuando criteri chiari e uniformi per il riconoscimento dei periodi di servizio convenzionale.

Una disciplina esplicita consentirebbe inoltre di ridurre il rischio di interpretazioni differenti tra le Aziende Sanitarie e di prevenire nuovi contenziosi.

Non sarebbe la prima volta che una questione lasciata irrisolta dalla contrattazione finisce per essere affrontata, anni dopo, nelle aule dei tribunali. Ed è proprio ciò che un contratto nazionale dovrebbe cercare di evitare. Non possono esistere medici la cui anzianità sia utile per lavorare e assumersi responsabilità, ma non per vedere riconosciuta la propria esperienza professionale ed economica.

Inoltre, il nuovo CCNL dichiara di voler valorizzare le carriere e rendere più attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale.
Ebbene, per essere coerente con questo obiettivo deve riconoscere anche il contributo di chi ha garantito per anni il funzionamento del sistema di emergenza territoriale prima di entrare nel ruolo della dirigenza.

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