La relazione pubblicata il 15 dicembre 2025 dalla Commissione del Senato ha acceso un nuovo e significativo riflettore sull’ENPAM, l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Medici e degli odontoiatri.
Al centro dell’attenzione parlamentare non vi sono soltanto le strategie di investimento dell’Ente, ma anche le modalità di governance, la lunga permanenza degli stessi vertici e il ruolo che l’ENPAM avrebbe assunto in delicate operazioni finanziarie (anche pregresse) che coinvolgono il sistema bancario italiano.
Per i medici italiani la questione non è marginale.
L’ENPAM gestisce infatti il patrimonio previdenziale costruito attraverso la contribuzione obbligatoria di generazioni di professionisti, e ogni scelta di investimento o modifica statutaria riguarda direttamente la tutela futura delle pensioni degli iscritti.
Un patrimonio enorme costruito con i contributi dei medici
Secondo gli atti parlamentari, l’ENPAM disponeva, a fine 2024, di un patrimonio dichiarato vicino ai 28 miliardi di euro, in larga parte investito sui mercati finanziari.
Si tratta di una massa economica enorme, che attribuisce inevitabilmente all’Ente un peso rilevante non solo nel sistema previdenziale, ma anche negli equilibri finanziari nazionali. Proprio questa dimensione rende centrali le domande sulla prudenza degli investimenti, sulla trasparenza delle scelte e sulla coerenza tra missione previdenziale e partecipazione a operazioni finanziarie ad alta esposizione mediatica e politica. Queste operazioni sono motivate dalla necessità di prevenire la perdita di valore del capitale a causa dell’inflazione, ma, alle volte, sono state speculazioni chiuse in netta perdita, senza che vi fossero conseguenze per i decisori di tali operazioni sbagliate.
La funzione di una cassa previdenziale privata dovrebbe infatti essere quella di garantire stabilità, sostenibilità e rivalutazione costante del patrimonio a tutela degli iscritti nel lungo periodo, privilegiando strategie prudenti e compatibili con la natura previdenziale delle risorse gestite.
L’inchiesta su MPS e Mediobanca
La relazione del Senato richiama l’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Milano sulla vicenda relativa alla scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca.
Secondo quanto riportato negli atti, l’ENPAM avrebbe avuto un ruolo significativo nell’orientare gli equilibri assembleari tra i due istituti bancari. L’Ente, pur detenendo partecipazioni sia in MPS sia in Mediobanca, avrebbe sostenuto l’operazione favorevole a Monte dei Paschi, contribuendo — insieme ad altre casse previdenziali private — a bocciare alcune manovre difensive contro la “scalata” a danno di Mediobanca.
La Procura starebbe verificando se tali scelte siano state motivate esclusivamente da valutazioni economiche o se possano essere esistite altre logiche di interesse.
Gli atti parlamentari sottolineano come il peso complessivo delle casse previdenziali vigilate abbia avuto un “evidente impatto” sugli esiti assembleari. È proprio questo elemento a far emergere interrogativi politici e istituzionali sul disinvolto utilizzo del patrimonio previdenziale degli iscritti.
Le interconnessioni tra ENPAM e Ministeri vigilanti
Il tema diventa ancora più delicato se si considera che l’ENPAM è sottoposto da anni alla vigilanza sia del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sia del Ministero del Lavoro e della Previdenza Privata.
La relazione parlamentare richiama indirettamente il problema delle relazioni tra potere politico, organismi di vigilanza e “governance” degli enti previdenziali privatizzati.
Ed è proprio in questo contesto che viene letta una delle decisioni più discusse degli ultimi anni: la modifica statutaria che ha consentito un ulteriore mandato all’attuale presidente dell’Ente.
La deroga al terzo mandato
Il documento della Commissione ricorda che il 1° marzo 2025 il Consiglio nazionale dell’ENPAM ha approvato un nuovo statuto che consente al presidente in carica di svolgere un terzo mandato consecutivo, superando il precedente limite di due mandati.
Il successivo via libera ministeriale, arrivato il 1° aprile 2025, ha reso possibile la rielezione del presidente Alberto Oliveti, alla guida dell’ENPAM dal 2012 e presente nel Consiglio di amministrazione sin dal 1995.
Una permanenza ai vertici che dura ormai da oltre trent’anni e che inevitabilmente solleva interrogativi sul tema del ricambio generazionale e della concentrazione del potere decisionale.
La questione appare ancora più significativa perché nel 2021, davanti a una richiesta analoga avanzata dall’ENPAV, il Ministero dell’Economia aveva espresso orientamento opposto, motivando il diniego con la necessità di evitare “una permanenza eccessivamente protratta” negli organi di governo delle casse previdenziali.
La stessa Direzione generale per le politiche previdenziali aveva allora evidenziato il rischio di consolidamento di posizioni di potere incompatibili con i principi di trasparenza, efficienza e avvicendamento democratico.
Da qui nasce una domanda inevitabile: cosa è cambiato tra il 2021 e il 2025?
Le domande della Commissione del Senato
La Commissione parlamentare ha chiesto chiarimenti al Governo su tre aspetti fondamentali.
Il primo riguarda le motivazioni che hanno portato i Ministeri vigilanti ad autorizzare la modifica statutaria dell’ENPAM, nonostante i precedenti orientamenti contrari su casi analoghi.
Il secondo riguarda l’eventuale relazione tra la lunga permanenza dei vertici dell’Ente e le strategie di investimento adottate, comprese le scelte compiute nella vicenda MPS-Mediobanca.
Il terzo punto riguarda la necessità di garantire che il patrimonio previdenziale dei medici venga utilizzato esclusivamente nell’interesse degli iscritti, evitando che possa essere coinvolto in operazioni percepite come speculative o politicamente sensibili.
Una questione che riguarda tutti i medici
La vicenda quindi, non interessa soltanto magistrati, politica o mercati finanziari, riguarda direttamente tutti i medici italiani.
I contributi versati all’ENPAM, in costante aumento percentuale sul reddito dei Medici Ospedalieri, sono obbligatori e rappresentano una parte significativa del reddito professionale di migliaia di colleghi.
È quindi naturale che gli iscritti chiedano trasparenza, prudenza negli investimenti e chiarezza nelle scelte strategiche dell’Ente.
Il tema della governance diventa centrale proprio perché il patrimonio amministrato appartiene, di fatto, alla previdenza futura dei medici.
Quando una cassa previdenziale entra in operazioni finanziarie di grande rilevanza pubblica, il confine tra investimento previdenziale e partecipazione agli equilibri del sistema economico nazionale diventa inevitabilmente più sottile e sicuramente l’intero capitale è sottoposto a rischi maggiori..
Conclusioni
La relazione della Commissione del Senato pone interrogativi importanti che non possono essere liquidati come semplici polemiche politiche.
Trasparenza nella governance, limiti alla permanenza nei ruoli apicali, coerenza delle strategie di investimento con la missione previdenziale e tutela del patrimonio degli iscritti sono temi che riguardano il futuro della previdenza medica italiana.
La vicenda ENPAM resta oggi oggetto di attenzione politica e giudiziaria, e sarà necessario seguire con attenzione gli sviluppi delle indagini e le eventuali risposte del Governo e degli organi di vigilanza.
Resta però una considerazione difficile da ignorare: mentre si discutono investimenti miliardari, modifiche statutarie e assetti di potere, molti medici osservano queste dinamiche con la sensazione di avere pochissimi strumenti reali per incidere sulle decisioni che riguardano il loro futuro previdenziale.
E anche la sensazione che solo il CoAS Medici Dirigenti segnala questi fatti; gli Altri Sindacati Medici o scelgono il silenzio o forse preferiscono approvare questo tipo di gestione opaca.


