CoAS Medici Dirigenti: “Misura demagogica, non solo non risolve le liste d’attesa, ma rischia di aggravarle e di incentivare la fuga dal SSN”
L’ipotesi avanzata dal Ministro della Salute, Orazio Schillaci, di sospendere temporaneamente l’attività intramoenia nei casi in cui le liste d’attesa del servizio pubblico risultino troppo più lunghe rispetto a quelle a pagamento, ha generato un’ondata di reazioni da parte delle organizzazioni mediche.
Una misura presentata come strumento per ristabilire equità nell’accesso alle cure, ma che secondo molti rischia di peggiorare ulteriormente la situazione del Servizio Sanitario Nazionale.
La posizione del Ministro: “La libera professione è un diritto, ma non può ostacolare il pubblico”
In una recente intervista, Schillaci ha affermato: “La libera professione è un diritto, ma non può negare la prestazione pubblica.”
L’idea è semplice nella sua formulazione: laddove l’intramoenia garantisce tempi molto più rapidi rispetto al canale istituzionale, si crea una disparità evidente tra chi può pagare e chi è costretto ad attendere mesi.
Per questo il Ministro ha prospettato la sospensione temporanea dell’attività libero-professionale, collegandola a un piano più ampio di riorganizzazione delle agende e potenziamento dei servizi territoriali.
Un’impostazione che punta a ridurre lo sbilanciamento tra “paganti” e utenti del SSN, ma che non tiene conto della complessità reale dei fattori che generano liste d’attesa così lunghe.
La contrarietà del mondo medico: “Una misura inefficace e dannosa”
La reazione delle rappresentanze mediche è stata immediata e unitaria: sospendere l’intramoenia non risolve le liste d’attesa, anzi rischia di peggiorarle.
Le principali criticità sollevate:
1. L’intramoenia si svolge fuori dall’orario istituzionale
Bloccarla non libererebbe risorse né tempo medico aggiuntivo nel SSN.
2. Le attività intramoenia generano entrate per le Aziende sanitarie
Una loro sospensione:
- ridurrebbe le risorse destinate ai servizi,
- renderebbe più difficile finanziare attività aggiuntive,
- spingerebbe professionisti e pazienti verso il privato esterno.
3. Un freno alla flessibilità organizzativa dei reparti
L’intramoenia spesso permette di assorbire picchi di domanda e di mantenere attivi servizi specialistici in aree critiche.
4. Rischio concreto di fuga dal SSN
In un momento già segnato da:
- carenza di personale,
- retribuzioni insufficienti,
- progressioni di carriera bloccate,
- turni insostenibili,
misure percepite come punitive non fanno che accentuare la disaffezione e l’emorragia di professionisti verso il privato.
Liste d’attesa ancora critiche: servono investimenti, non divieti
I dati della piattaforma nazionale sulle liste d’attesa mostrano miglioramenti troppo lenti e una situazione ancora critica per molte prestazioni.
In questo contesto, un provvedimento così drastico appare scollegato dalla realtà operativa.
Gli operatori chiedono:
- interventi strutturali,
- potenziamento reale del personale,
- investimenti sull’organizzazione,
- sistemi di monitoraggio trasparenti e condivisi.
Bloccare l’intramoenia, da solo, non inciderà sulla radice del problema: la mancanza di risorse, tecnologia, spazi e personale.
CoAS Medici Dirigenti: “Provvedimento demagogico e autoreferenziale”
CoAS Medici Dirigenti esprime con fermezza il proprio giudizio: Questa proposta appare più come un atto simbolico e demagogico che come una misura realmente utile a migliorare il SSN.
Non è sostenuta da:
- un’analisi organizzativa seria,
- un confronto con i professionisti coinvolti,
- una visione sistemica dei problemi,
- una valutazione degli effetti sul personale e sui pazienti.
Un sistema complesso come la sanità non può essere governato per via muscolare, con provvedimenti calati dall’alto e non condivisi.
L’effetto più probabile, infatti, non è l’accorciamento delle attese, ma:
- un peggioramento del clima interno,
- una crescita del conflitto con i professionisti,
- un aumento del disgusto verso metodi autoreferenziali,
- un’ulteriore spinta alla fuga dal sistema pubblico.
Conclusione
La sospensione dell’intramoenia, così come proposta, non appare uno strumento efficace per migliorare l’accesso alle cure.
Al contrario, rischia di danneggiare ulteriormente un SSN già fragile e in affanno.
Soluzioni improvvisate e imposte dall’alto non possono che creare nuovi problemi.
La sanità si governa con competenza, condivisione e rispetto. Non con minacce e proibizioni.



