Il 30 giugno 2026 sta diventando la vera linea di confine della riforma sanitaria territoriale prevista dal PNRR. Entro quella data le Case di Comunità dovranno risultare operative affinché l’Italia possa raggiungere i target europei della Missione 6 e completare la rendicontazione definitiva entro il successivo 31 agosto.
La pressione sulle Aziende sanitarie è ormai evidente in tutta Italia. Aperture accelerate, inaugurazioni parziali, trasferimenti temporanei di personale e ordini di servizio urgenti stanno diventando strumenti sempre più utilizzati per rispettare la scadenza europea.
Secondo CoAS Medici Dirigenti, però, il rispetto delle “milestone del PNRR” non può trasformarsi in una gestione emergenziale costruita scaricando sui dirigenti medici responsabilità improprie o imponendo spostamenti organizzativi incompatibili con il loro incarico professionale.
Le scadenze europee e la pressione sulle Aziende sanitarie
Le Linee guida PNRR del 17 aprile 2026, emanate dalla Struttura di Missione PNRR e dall’IGRUE-MEF, hanno chiarito che tutti gli interventi finanziati con i fondi del PNRR, dovranno essere ultimati entro il 30 giugno 2026.
Nel caso delle Case di Comunità, questo non significa soltanto completare i lavori edilizi o installare le attrezzature. La Commissione europea richiede infatti la dimostrazione dell’effettiva operatività delle strutture: servizi attivi, personale presente, apertura al pubblico e funzionalità documentabile.
È proprio questa rigidità della scadenza che sta spingendo molte Aziende sanitarie verso soluzioni organizzative emergenziali. In diverse realtà territoriali si assiste già a “aperture simboliche”, attivazioni minime dei servizi o inaugurazioni finalizzate soprattutto a certificare formalmente il raggiungimento del target.
Il nodo principale resta però la carenza di personale medico destinato al territorio.
Il problema dei Medici di Medicina Generale
I Medici di Medicina Generale (“MMG”) operano infatti in regime convenzionato e non dipendente. Il loro rapporto professionale, disciplinato dall’Accordo Collettivo Nazionale, garantisce autonomia organizzativa e impedisce alle Aziende sanitarie di imporre trasferimenti o turnazioni obbligatorie nelle Case di Comunità.
Di fronte alle difficoltà di reperire personale territoriale stabile, molte Aziende stanno quindi cercando di utilizzare dirigenti medici ospedalieri per coprire i servizi necessari a dichiarare operative le nuove strutture.
Ed è qui che nasce il problema più delicato.
Il rischio di utilizzo improprio dei dirigenti medici ospedalieri
Un dirigente medico ospedaliero possiede un incarico definito, una disciplina specialistica specifica, obiettivi professionali precisi e responsabilità cliniche strettamente collegate alla struttura di appartenenza.
Spostare specialisti ospedalieri verso attività di medicina territoriale generalista, senza un formale atto di modifica dell’incarico, senza adeguata formazione e senza una chiara definizione delle responsabilità professionali, espone i medici e le stesse Aziende a rischi rilevanti sul piano giuridico, assicurativo e assistenziale.
Secondo CoAS Medici Dirigenti, nella maggior parte dei casi tali assegnazioni non risultano coerenti né con il CCNL della dirigenza medica né con il profilo professionale del dirigente.
Il rischio è duplice. Da una parte si impoveriscono reparti ospedalieri già gravemente sotto organico. Dall’altra si espongono i professionisti a responsabilità improprie in contesti organizzativi per i quali non sono stati formalmente preparati né incaricati.
Nessuna responsabilità impropria sulle milestone PNRR
Per questo motivo il sindacato CoAS M. D. ribadisce con forza che nessun dirigente medico dovrebbe firmare atti che attestino operatività non corrispondenti alla realtà o assumere responsabilità relative a rendicontazioni o certificazioni PNRR che non rientrano nel proprio incarico professionale, né accettare di essere trasferito presso queste Case di Comunità.
Sappiamo che già alcuni Medici della dipendenza, in particolare geriatri o fisiatri, hanno ricevuto richieste formali di ricoprire turni di servizio in queste strutture sanitarie, però, pur confermando che le polizze assicurative che forniamo ai dipendenti prevedono anche questo tipo di rischio professionale, accettando questi “incarichi” corrono il rischio di perdere qualcosa, in particolare la loro esperienza specialistica.
Purtroppo nel caso di un ordine di servizio classificato “urgente”, devono rispettarlo.
Ogni eventuale assegnazione presso una Casa di Comunità dovrebbe essere formalizzata con atti scritti chiari, contenenti:
- funzioni attribuite;
- obiettivi professionali;
- durata dell’assegnazione;
- copertura assicurativa;
- risorse disponibili;
- responsabilità organizzative.
L’assenza di questi elementi rischia infatti di lasciare il professionista esposto a responsabilità non chiaramente definite.
Documentare sempre le criticità organizzative
CoAS invita inoltre tutti i colleghi a segnalare sempre per iscritto eventuali criticità organizzative, carenze di personale, assenza di attrezzature o condizioni che possano compromettere la sicurezza delle cure.
Documentare anomalie, carichi di lavoro incompatibili o mancanza di supporti organizzativi rappresenta oggi una tutela fondamentale per evitare che eventuali responsabilità operative vengano trasferite impropriamente sui singoli dirigenti medici.
La riforma della medicina generale è ancora incompleta
Sul fondo resta aperta la questione politica della riforma della medicina generale.
Il Ministro Schillaci ha più volte dichiarato l’intenzione di superare l’attuale modello convenzionato dei Medici di Medicina Generale per arrivare a forme di dipendenza o integrazione più strutturata nel Servizio sanitario nazionale.
L’obiettivo sarebbe proprio quello di garantire una presenza stabile all’interno delle Case di Comunità e superare l’attuale frammentazione organizzativa del territorio.
Ma questa riforma, ad oggi, non esiste ancora e trova notevolissime opposizioni sia da parte dei M.M.G. (FIMMG), sia da parte degli “Ordini provinciali” e della FNOMCEO, e non ultimo da parte dell’ENPAM a cui verrebbe rivoluzionata la platea contributiva fino alla completa sostituzione da parte dell’INPS:
Nel frattempo le Aziende sanitarie continuano a cercare soluzioni immediate attraverso l’utilizzo del personale ospedaliero, spesso in assoluto dispregio del quadro normativo e contrattuale ripetutamente definito.
La posizione di CoAS Medici
La trasformazione della sanità territoriale prevista dal PNRR rappresenta certamente un passaggio strategico per il futuro del Servizio Sanitario Nazionale.
Tuttavia, questa riorganizzazione non può essere costruita “a costo zero”, né può avvenire attraverso ordini di servizio improvvisati o trasferimenti forzati che finiscono per scaricare sui dirigenti medici responsabilità amministrative, organizzative e professionali non previste dal loro ruolo.
Le carenze strutturali del sistema sanitario non possono essere risolte semplicemente facendo affidamento sulla redistribuzione del personale dipendente già insufficiente negli ospedali.
La corsa alle scadenze europee non può trasformarsi in un’emergenza permanente gestita sulle spalle dei professionisti.
CoAS Medici Dirigenti annuncia inoltre la predisposizione di modelli di diffida e strumenti di tutela sindacale per contestare eventuali ordini di servizio ritenuti illegittimi o incompatibili con il profilo professionale dell’incarico già attribuito e ricoperto dal Dirigente Medico.
Segnalate il vostro caso ed il Vostro problema specifico telefonando al 3473639841, oppure scrivendo a segreteria@coasmedici.it



