Mentre sulla sanità si accumulano decisioni legislative, sentenze e contenziosi miliardari, CoAS pone una questione politica e sindacale: se una parte crescente dei diritti economici dei medici viene definita fuori dal tavolo negoziale, quale spazio resta alla contrattazione? E soprattutto: quale funzione rischia di assumere la firma del prossimo contratto?
Dopo la pausa estiva torna al centro dell’agenda politica la prossima legge di bilancio e, insieme ad essa, tornano al pettine alcuni nodi irrisolti che riguardano direttamente centinaia di migliaia di lavoratori della sanità pubblica.
Come evidenziato in questi giorni dal Sole 24 Ore, sul tavolo del Governo non ci sono soltanto le risorse aggiuntive richieste per il Servizio sanitario nazionale. Pesano anche partite potenzialmente molto rilevanti per i conti pubblici: dai tempi di pagamento del trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici ai contenziosi sui buoni pasto e sulle ferie non godute e sulle “ore in più” irrecuperabili, fino alla revisione delle tariffe delle prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza.
Questioni apparentemente diverse, ma che secondo CoAS Medici Dirigenti pongono un interrogativo molto preciso sul futuro della contrattazione collettiva della dirigenza sanitaria.
TFR/TFS: la questione riguarda anche 700mila lavoratori della sanità
Uno dei dossier più rilevanti riguarda i tempi di pagamento della cosiddetta “buonuscita” dei dipendenti pubblici.
La Corte costituzionale è tornata sulla questione nel marzo scorso e il problema coinvolge naturalmente anche i circa 700mila dipendenti della sanità pubblica. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, l’impatto finanziario di un intervento sui tempi di liquidazione potrebbe superare i 15 miliardi di euro.
La legge di bilancio 2026 ha già previsto, a partire dal 2027, una riduzione da dodici a nove mesi del termine entro il quale l’ente erogatore deve procedere al pagamento del trattamento di fine rapporto dei dipendenti pubblici.
Ma la questione resta aperta e destinata inevitabilmente a tornare sul tavolo della prossima manovra.
Ferie e buoni pasto: il problema del pregresso
Ancora più direttamente collegata alla vita professionale dei medici è la partita relativa a ferie e buoni pasto.
Sul tema delle ferie sono intervenuti recentemente sia la contrattazione sia il legislatore. Ma, come evidenzia l’analisi pubblicata dal Sole 24 Ore, gli interventi adottati riguardano essenzialmente il futuro: rimane il problema delle situazioni pregresse e del relativo contenzioso, potenzialmente molto oneroso per le amministrazioni.
La P.A. si sta infatti affrettando a “normare” con Leggi o Contratti questi capitoli di spesa finora rimasti in sottofondo, lontano dai riflettori dei Dipendenti Pubblici. L’erosione del potere d’acquisto dello stipendio dei Dipendenti Pubblici, ha invece creato la necessità di inseguire ogni benefit di tipo economico o che potesse portare ad un seppur lieve miglioramento della qualità della vita familiare. Ecco quindi che il recupero delle “ore in più” o il recupero dei Buoni Pasto diventano importanti per intere categorie.
A questo punto i tecnici legiferanti di questo Paese patria del diritto, riescono ad inventarsi che se una contrattazione stabilisce che da quel momento (firma del CCNL) le “ore in più” saranno in parte retribuite con l’indennità di risultato, le Aziende Sanitarie si sentono libere di definire le ore rimanenti a tale sottrazione, come ore prive di normativa precisa e come tali “congelabili”, con tutte le conseguenze del caso.
Purtroppo il Governo di questo momento storico, viene costantemente aiutato dalla associazione delle sigle sindacali più rappresentative che, pur di vedere confermato il loro ruolo derivante dalla prevalenza numerica, rinunciano a contrapporsi alla parte datoriale.
Dispiace per tutti i Medici che si sentono più tutelati dall’inserimento in queste schiere.
È un tema che CoAS conosce bene e sul quale è già intervenuto: quando il mancato godimento di ferie, riposi o altri istituti dipende dalle esigenze organizzative dell’Azienda, non può essere il lavoratore a pagare il prezzo della cronica carenza di personale del Servizio sanitario.
Sul buono pasto, poi, il quadro resta tutt’altro che definitivamente risolto. Anche questo è un terreno sul quale negli anni si sono accumulati interpretazioni, rivendicazioni e contenziosi, definiti meglio in alcune recenti ordinanze della Cassazione.
(Chi dei Colleghi iscritti fosse interessato ad averne gli estremi, può richiederle a segreteria@coasmedici.it
Ma allora cosa rimane da contrattare?
È qui che, secondo CoAS, occorre porsi una domanda più generale.
Se questioni economicamente rilevanti per i dipendenti pubblici e per i dirigenti medici vengono progressivamente definite attraverso leggi, decreti, sentenze e interventi sulla finanza pubblica, che cosa rimane realmente disponibile al tavolo del rinnovo del CCNL?
Non è una domanda retorica.
TFR/TFS, ferie non godute, retribuzione durante le ferie, buoni pasto e altre partite economiche incidono concretamente sul valore del rapporto di lavoro. Eppure una parte crescente della loro disciplina viene determinata o condizionata al di fuori della contrattazione collettiva.
Il rischio è che al tavolo negoziale rimangano margini sempre più ridotti mentre le decisioni economicamente più rilevanti vengono prese altrove.
E questo rende necessario interrogarsi anche sulla funzione che viene attribuita al rinnovo del CCNL.
Il contratto come spartiacque tra passato e futuro
C’è infatti un secondo aspetto, ancora più delicato.
Quando un nuovo contratto interviene su materie che hanno prodotto per anni interpretazioni controverse e contenziosi, la nuova disciplina può inevitabilmente diventare uno spartiacque temporale: da una parte ciò che è accaduto prima della sua entrata in vigore, dall’altra le nuove regole applicabili per il futuro.
Il problema riguarda soprattutto il pregresso.
L’articolo del Sole 24 Ore richiama espressamente il peso delle rivendicazioni maturate negli anni precedenti e sottolinea, con riferimento alle controversie considerate, la possibile rilevanza di una prescrizione decennale. È quindi legittimo chiedersi se e in quale misura la definizione di nuove regole contrattuali possa finire per avere anche l’effetto di delimitare il contenzioso futuro e rendere più difficile la rivendicazione delle prestazioni e dei diritti maturati nel passato.
Per CoAS questo è un punto che merita un approfondimento specifico, in quanto, un rinnovo contrattuale non può diventare lo strumento attraverso il quale si chiude semplicemente una stagione di diritti controversi, senza affrontare fino in fondo ciò che i dirigenti medici hanno maturato negli anni precedenti.
Firmare un contratto non significa soltanto guardare avanti
La discussione sul prossimo CCNL della dirigenza sanitaria non potrà quindi limitarsi alla domanda più immediata: “quanto aumenta lo stipendio?”
Bisognerà chiedersi anche che cosa viene disciplinato dal contratto, che cosa è già stato deciso per legge, quali margini reali rimangono alla contrattazione e, soprattutto, quali conseguenze può produrre la firma rispetto ai diritti maturati prima del rinnovo.
È un tema complesso, che CoAS Medici Dirigenti intende affrontare nelle prossime settimane con un approfondimento specifico.
Perché dietro la tecnicità delle norme contrattuali si gioca una questione molto concreta: evitare che il rinnovo del CCNL diventi una linea tracciata tra un “prima” e un “dopo” utile soprattutto a chi vuole considerare chiuse partite economiche e professionali che, per migliaia di medici, chiuse non sono affatto.
La firma di un contratto collettivo non può trasformarsi in una sanatoria implicita delle criticità del Sistema Sanitario ormai passato.
E prima di firmare il prossimo CCNL sarà necessario capire fino in fondo che cosa resta davvero da contrattare e che cosa, invece, quella firma rischia di chiudere.


