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Scioperi in Sanità: cosa devono sapere i medici per agire nel rispetto della legge

Negli ultimi giorni, con l’avvio delle trattative ARAN per il rinnovo del CCNL della dirigenza medica, sono comparsi numerosi post – anche su canali professionali – che invocano scioperi ad oltranza e azioni dure per recuperare il potere d’acquisto perso negli ultimi vent’anni.

Il tema dello sciopero in sanità merita quindi un approfondimento: sebbene l’articolo 40 della Costituzione garantisca questo diritto, nel settore sanitario (ed in tutta la Pubblica Amministrazione) esso è regolato da norme molto rigide che non possono essere ignorate.
La Legge n. 146 del 1990 e l’Accordo Nazionale del 25 settembre 2001 hanno disciplinato tempi e modalità dello sciopero dei medici dipendenti del SSN (e di tutto il personale sanitario), imponendo limiti precisi per garantire la continuità dei servizi essenziali.

In pratica, uno sciopero ad oltranza non è oggi consentito.
(Vedi nota storica a fine articolo.)


Il diritto di sciopero nel settore sanitario: quadro normativo

Il diritto di sciopero, sancito dall’art. 40 della Costituzione, rappresenta una conquista irrinunciabile per tutti i lavoratori.
Nel comparto sanitario, però, esso è regolato dalla Legge n. 146 del 1990 e dal successivo Accordo Nazionale del 2001, proprio perché la sanità è considerata un servizio pubblico essenziale.

Queste disposizioni tutelano soprattutto la collettività, assicurando che lo sciopero non comprometta la salute e la sicurezza dei cittadini.


Regole e limiti per lo sciopero dei medici

Le norme attuali impongono vincoli precisi alle modalità di proclamazione e svolgimento dello sciopero in sanità.

1. Preavviso obbligatorio

Le organizzazioni sindacali devono:

  • Comunicare lo sciopero con almeno 10 giorni di preavviso alle aziende sanitarie;
  • Specificare durata, modalità e motivazioni;
  • In caso di revoca, informare tempestivamente le amministrazioni competenti.

2. Durata massima dello sciopero

  • Il primo sciopero non può superare le 24 ore;
  • I successivi turni di sciopero non possono durare più di 48 ore consecutive,
    non possono essere proclamate in prossimità di festività (anche la domenica è una festività)..

3. Limitazioni temporali

Gli scioperi del personale medico non possono inoltre essere indetti:

  • Durante il mese di agosto;
  • Tra il 23 dicembre e il 7 gennaio (periodo natalizio);
  • Durante le festività pasquali;
  • In caso di emergenze sanitarie o calamità naturali.

Contingenti minimi: chi deve garantire i servizi essenziali

Durante ogni giornata (o parte di essa) di sciopero, le aziende sanitarie devono garantire il mantenimento dei servizi minimi essenziali.
A tal fine, vengono individuati e pubblicati, almeno 5 giorni prima dello sciopero, i contingenti minimi di personaletenuti a lavorare.

Il medico inserito nei contingenti:

  • Può richiedere per iscritto di aderire allo sciopero;
  • L’azienda deve tentare la sua sostituzione;
  • Se la sostituzione non è possibile, il medico è obbligato a prestare servizio.

Servizi sanitari da garantire durante lo sciopero

Servizi di emergenza e urgenza

  • Pronto Soccorso e Chirurgie d’urgenza
  • Terapie Intensive e Rianimazioni
  • Ostetricia e Neonatologia
  • Emodialisi
  • Servizio ambulanze

Assistenza ordinaria non differibile

  • Degenze non differibili
  • Trattamenti sanitari obbligatori (TSO)
  • Assistenza a disabili e anziani
  • Attività farmaceutica essenziale

Supporto logistico e tecnico

  • Cucina e distribuzione pasti
  • Servizi igienico-sanitari
  • Comunicazioni interne ed esterne
  • Gestione impianti tecnologici (energia, acqua, gas)

Come aderire correttamente a uno sciopero in sanità

Per aderire in modo corretto e conforme alla legge:

  • Verifica se sei inserito nei contingenti minimi.
    • Se sì, comunica per iscritto la tua volontà di scioperare.
    • Se non ricevi risposta, devi comunque presentarti al lavoro.
  • Se non sei nei contingenti minimi, puoi aderire anche all’ultimo momento, cioè senza dover comunicare in anticipo la tua adesione allo sciopero..
  • Se sei in ferie, malattia o permessonon puoi partecipare.
  • Se sei in riposo o smonto notte, puoi aderire senza subire decurtazioni.

Sciopero dei medici: equilibrio tra diritto e responsabilità

Le regole che disciplinano lo sciopero nel settore sanitario cercano un equilibrio tra:

  • il diritto costituzionale dei medici di manifestare il proprio dissenso, e
  • il dovere di garantire la continuità assistenziale e la sicurezza dei cittadini.

Essere medici significa anche esercitare la protesta con senso di responsabilità professionale e civile, nel rispetto delle leggi che tutelano la collettività.


Nota storica: lo sciopero dei medici del 1988

L’attuale disciplina dello sciopero deriva dagli eventi del 1988, quando la categoria medica organizzò una mobilitazione prolungata e incisiva, cominciata nel mese di gennaio e terminata i primi giorni di marzo, durata quindi per due mesi circa, poiché allora non esistevano vincoli normativi specifici e limitanti come gli attuali.
Quello sciopero terminò solo dopo la promessa di un importante aumento retributivo, che portò alla firma del Contratto Collettivo del 1990, con decorrenza retroattiva dal 1° gennaio 1988.

Proprio a seguito di quello sciopero, gli stipendi subirono un sensibile aumento, ma fu chiaro che erano necessari dei limiti al diritto di sciopero, che vennero impostati con la Legge 146/1990 citata in precedenza.
L’Accordo Nazionale del 2001 fu introdotto proprio per regolamentare in modo più preciso e rigoroso l’esercizio del diritto di sciopero nel settore sanitario.

✉️ Hai dubbi sul diritto di sciopero?

Se sei un medico del Servizio Sanitario Nazionale e hai dubbi o domande sull’esercizio del diritto di sciopero,
puoi contattare la Segreteria Nazionale CoAS Medici scrivendo a:  segreteria@coasmedici.it

Siamo a disposizione per fornire chiarimenti, supporto normativo e aggiornamenti su contrattazione, diritti e tutele della dirigenza medica.

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