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Atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale: un adeguamento che non copre l’inflazione

Il 17 settembre 2025 il Comitato di settore Comparto Regioni-Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha pubblicato l’atto di indirizzo per il rinnovo contrattuale 2022-2024 dell’area sanitaria.

Per la rivalutazione degli stipendi dei dirigenti medici e sanitari è stato previsto un incremento complessivo del 5,78% sul monte salari 2021, distribuito nell’arco dei tre anni.

LINK al testo integrale dell’ATTO di INDIRIZZO.


Un confronto con i dati ISTAT sull’inflazione

Questo dato, preso da solo, può sembrare un piccolo passo avanti. Ma se lo mettiamo a confronto con l’andamento reale dell’inflazione nello stesso periodo, il quadro cambia radicalmente.

Secondo l’indice ISTAT NIC, l’inflazione in Italia è stata:

  • 2022: +8,1%
  • 2023: +5,7%
  • 2024: +1%

Una semplice somma indicherebbe un incremento complessivo del 14,8%. Ma in realtà il calcolo corretto deve tener conto della progressione anno per anno, perché ogni aumento si applica al costo della vita già maggiorato dell’anno precedente.


Il calcolo reale del costo della vita

Ipotizziamo un costo della vita pari a 100 nel 2021 (tralasciando l’inflazione dello stesso anno).

  • Nel 2022, con l’8,1% di inflazione, il valore diventa 108,1.
  • Nel 2023, con un ulteriore +5,7%, si arriva a 114,26.
  • Nel 2024, aggiungendo l’1% su quel valore, si ottiene 115,26.

Il costo della vita nel triennio 2022-2024 è quindi aumentato del 15,26%.


Il divario con il rinnovo contrattuale

A fronte di questo incremento reale, il rinnovo contrattuale riconosce soltanto un +5,78%: poco più di un terzo della perdita di potere d’acquisto.

Ciò significa che i dirigenti medici e sanitari vedono erodersi i propri stipendi di quasi 10 punti percentuali in soli tre anni. Un arretramento che, una volta consolidato, non sarà più recuperabile, perché resterà escluso dai conteggi dei futuri rinnovi.


Le conseguenze per il SSN

Un simile disallineamento tra inflazione reale e aumenti contrattuali non è solo un problema economico individuale: rischia di accentuare la fuga di professionisti dal Servizio Sanitario Nazionale, già messo a dura prova da carenze di personale e condizioni di lavoro sempre più difficili.

Ancora una volta, la promessa di valorizzare chi tiene in piedi la sanità pubblica si scontra con la realtà dei numeri che raccontano l’opposto..

Ma cerchiamo di valutare quanto scritto in questo Atto emesso dalla Conferenza delle Regioni e Provincie.

Ancora una volta, i medici hanno atteso con ansia sia il rinnovo contrattuale, sia quello che lo precede, cioè l’Atto di indirizzo che crea la cornice negoziale e determina soprattutto i limiti economici entro cui l’ARAN può muoversi durante le contrattazioni. L’Atto di Indirizzo viene discusso ed emesso dalla Conferenza delle regioni e delle Province autonome. Questo Atto di indirizzo è stato pubblicato il 17 settembre, e definisce gli argomenti che afferma di trattare nel tentativo di migliorare la qualità del rapporto di lavoro e qualità della vita dei medici ospedalieri.
A conferma di ciò afferma che le trattative  dovrebbe chiudersi rapidamente, in modo che,  firmato il contratto 2022-2024, si possa passare immediatamente al contratto successivo che essendo maggiormente corrispondente agli anni a cui si riferisce, potrebbe contenere maggiori novità applicative
Quindi, con questa premessa, questo Atto di Indirizzo tratta rapidamente gli anni 2022-2023-2024 ormai passati , e affronta prevalentemente le cifre che possono essere distribuite come arretrati per il 2024.
Le cifre sono state già sviscerate a sufficienza nella parte iniziale di questo scritto, quindi ci limitiamo a concludere che IN MEDIA dovrebbero essere distribuite ad ogni medico circa 6960 euro LORDI, sottratte le cifre già erogate per il 2022-2023-2024 come vacanza contrattuale.

Gli aumenti per giunta precisa l’Atto di indirizzo dovranno essere proporzionate tra componenti stipendiali e altre voci della retribuzione. Questo comporta che la cifra che arriverà a ciascun medico dovrà essere distribuita tra componenti stipendiali fisse o per prestazioni occasionali;  ricordiamo che non tutte le voci stipendiali  determinano la contribuzione pensionistica.

Al capitolo Terzo si parla del sistema degli incarichi dirigenziali, ma non precisa delle vere novità. Non introduce la proposta di elaborare regole precise, ma lascia tutto al buon cuore e alla benevolenza dei singoli Responsabili.
Si propone di incrementare il valore della retribuzione di posizione nella parte fissa, attribuendo ulteriori obiettivi all’incarico professionale iniziale, che potrebbe beneficiare  di norme che comportino il superamento del periodo di prova, se il dipendente ha già prestato servizio anche a tempo determinato, con l’effetto di anticipare l’incarico iniziale.  

Naturalmente si parla di valorizzazione dei percorsi di carriera, ma purtroppo in tutti questi anni abbiamo assistito ad una progressiva demotivazione della carriera medica attraverso il sistema degli incarichi che vengono attribuiti – in numerose Aziende – ancora “ad personam”,  senza bandi di concorso interni, senza trasparenza, per una vera valutazione comparativa dei curriculum informativi e professionali.  Tutto ciò comporta attribuzione di incarichi  in base a caratteristiche non del tutto riconoscibili.

Per quanto riguarda l’orario di lavoro praticamente non ci sono assolutamente delle novità;  anzi, l’Atto  insiste su un maggior controllo (da parte delle Aziende) delle ore di lavoro  eccedenti che il dirigente viene spesso chiamato a svolgere. Per esempio, per sala operatoria che si prolunga oltre l’orario previsto,  e  necessità simili.
Tutte queste eccedenze orarie  sappiamo che sono sempre molto difficili da recuperare; questo Atto di indirizzo insiste sul fatto di inserire – nel contratto – regole che impongano assolutamente il recupero di queste ore.
Sembra insomma scritto da persone che non hanno una precisa idea delle difficoltà in cui si dibattono la maggior parte dei reparti ospedalieri, in lotta continua  con la carenza degli organici.

Anche riguardo al servizio di “pronta disponibilità“,  la frase che colpisce è che si dovrebbe favorire attraverso le norme lo smart-working, ai fini della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei dirigenti:
Questa indicazione ci sembra provenire dal Cosmo, considerato che la pronta disponibilità è prevedibile solo per le ore notturne, cioè dalle 20 alle 8 del mattino, con criterio d’urgenza. Non si capisce come questo possa favorire la vita sociale e familiare dei dirigenti, in quanto la reperibilità prevede per molte figure  la presenza in reparto entro 30 minuti.
L’unico inserimento che potrebbe essere favorevole è quello di prestazioni in reperibilità attraverso il collegamento informatico da casa, ma questo lavoro da remoto può riguardare solo alcuni servizi, non certo i reparti operativi.

Per quanto riguarda le ferie e le festività, l’Atto di indirizzo prevede una maggiore attenzione e puntuale  controllo da parte delle Aziende Sanitarie, in modo che le ferie vengano fruite nell’arco dell’anno o  nei primissimi mesi dell’anno successivo, in modo che non i dirigenti non possano sommare  le ferie di anno in anno fino a costituire dei numeri importanti e chiedere di usufruire di queste ferie  al momento di andare in pensione, mancando per lunghi periodi prima della data di pensione, oppure chiedendo la monetizzazione delle ferie residue.
Insomma sembra un dettato suggerito dagli esborsi che le Aziende hanno dovuto in questi anni affrontare a causa della monetizzazione di centinaia di giorni di ferie.
Nell’Atto di indirizzo  si chiede anche una maggiore attenzione al limite annuale del costo delle prestazioni aggiuntive.

Quindi è un Documento importante che delinea il tentativo di ridurre le spese, non certo di aumentare lo stipendio dei Medici. Per quanto riguarda anche la ricostituzione  del rapporto di lavoro, questo Atto di indirizzo chiede all’ARAN di  predisporre un  testo in cui questo periodo sia ulteriormente aumentato rispetto agli attuali 5 anni, in modo da favorire il rientro in Italia dei medici nel sistema sanitario nazionale e pubblico, anche in Azienda diversa dalla Sede di licenziamento.  
Riteniamo  che saranno ben pochi i Colleghi che rientreranno dopo cinque anni dalla cessazione; sembra più che altro una clausola mirata a pochi casi di persone particolarmente ben volute dal sistema.

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