Mentre gli ospedali pubblici lottano ogni giorno con carenze strutturali, organici ridotti all’osso e tagli di bilancio, il mercato della sanità privata vola alto, macinando un giro di affari per oltre 63 miliardi di euro all’anno.
Una cifra impressionante, che supera la metà della spesa pubblica sanitaria, e che pone interrogativi sempre più urgenti su quale modello i responsabili stiano davvero puntando.
Negli ultimi anni si è imposto un nuovo modello culturale:
il consumismo sanitario.
Visite specialistiche in pochi giorni, pacchetti benessere, screening multipli, esami diagnostici anche quando non sono strettamente necessari: tutto è diventato “accessibile”, rapido, spesso superfluo. Il paradosso? A pagare non è solo il cittadino – o l’assicurazione privata – ma sempre più spesso è il sistema pubblico a finanziare indirettamente questo sistema.
In Veneto, ad esempio, le strutture private convenzionate ricevono rimborsi pubblici che superano del 200% il valore pagato dal singolo paziente. In pratica, lo Stato paga più dei pazienti per prestazioni che a volte nemmeno servono. E quando arriva il momento della cura vera, quella spesso non prevista dalle assicurazioni, perché lunga, complessa, costosa, impegnativa e scarsamente remunerativa rispetto alle spese da sostenere, allora è il Servizio Sanitario Nazionale che deve rimboccarsi le maniche e intervenire.
Il rischio è evidente: una deriva verso una medicina di prestazione, dove si premiano le diagnosi rapide, gli esami ad alto costo, i percorsi “fast”, a scapito della prevenzione vera, della presa in carico globale, della continuità terapeutica.
Sembra di poter enunciare che questa sia “Una medicina che dimentica il paziente per soddisfare il cliente“.
Come sindacato di medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale, CoAS Medici Dirigenti ribadisce con forza che la sanità non è un mercato, e che ogni euro pubblico che alimenta modelli efficienti ma orientati al lucro, crea disfunzioni al diritto alla salute di tutti.
Abbiamo bisogno di una visione diversa: una sanità pubblica forte, efficiente, ben organizzata, che sappia distinguere tra ciò che è utile e ciò che è superfluo.
Non possiamo più permettere che il privato lucri due volte: sul paziente e sullo Stato.
Serve trasparenza. Serve visione. Serve coraggio.



