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Primariati in mano al Potere:

IL CASO DI PIACENZA : UN SISTEMA SELETTIVO AMMALATO CHE OFFENDE TUTTI I PROFESSIONISTI DEL SETORE.

L’arresto del primario di Radiologia dell’Ausl di Piacenza, Emanuele Michieletti, con accuse di violenza sessuale aggravata e atti persecutori documentati dalle telecamere, apre uno squarcio intollerabile sul sistema sanitario italiano.

Non solo per la gravità in sé dei fatti — ben 32 episodi documentati in 45 giorni di indagine — ma per l’intero contesto che li ha resi possibili:  un Sistema di potere che scegliendo di non vedere, finisce per essere complice, un clima di paura e omertà, una cultura organizzativa che protegge gli abusi di potere invece della dignità delle persone.

Come sindacato dei Dirigenti Medici, non possiamo più tacere sul fatto che questi episodi siano evidentemente favoriti dalla cosiddetta “Aziendalizzazione” e dalla degenerazione sistemica della logica degli incarichi, associata alle difficoltà pratiche di una gestione equilibrata dei turni di servizio in assenza di personale.
Questo clima favorisce immancabilmente la creazione dei presupposti di sviluppo di queste situazioni.

Siamo convinti che il problema non sia solo morale ma strutturale.
Quello che oggi emerge con brutalità è il frutto di un sistema di selezione basato su criteri politici, relazionali, o addirittura extralavorativi, e non sulle reali capacità gestionali, organizzative, operative e cliniche.

Chi sceglie i direttori di U.O.C. ?
Su quali basi?

Il sistema delle nomine nei reparti è troppo spesso guidato dalla discrezionalità delle direzioni generali, operanti spessissimo in base al consenso politico, e non secondo valutazioni trasparenti e oggettive sulle competenze.
Un Direttore di U.O.C. (spesso ancora chiamato “Primario”) scelto in base a “vicinanze” o “disponibilità” extralavorative — conosciute, taciute e mai sanzionate — non rappresenta solo un pericolo etico: è un rischio concreto per la qualità del lavoro e la sicurezza delle persone.

A Piacenza come a Trento, da Bassano a Catania, emergono episodi in cui le colleghe sono selezionate, favorite o promosse sulla base della loro disponibilità a soddisfare richieste del tutto estranee alla sfera professionale. 

Chi ha nominato Primario un uomo in grado di esercitare abusi simili? Possibile che non ci fossero segnali, comportamenti, precedenti che ne delineavano già il profilo prevaricatore e arrogante? 
Se precedentemente non si è visto nulla, allora il sistema di selezione ha fallito. Se si è visto e si è taciuto, allora siamo davanti a una complicità che offende l’intera categoria.

La verità, scomoda ma necessaria da dire, è che in troppi reparti ospedalieri regna un clima di pressione psicologica insostenibile (= Straining), alimentato dalla tossica narrazione aziendalistica che solo sotto pressione si possano ottenere e conseguire risultati significativi.
Cioè, che la disciplina del terrore sia una strategia di leadership. Che la vita privata sia un dettaglio negoziabile per “fare carriera”.

Questo è il momento di spezzare il silenzio.
Il caso di Piacenza è la punta dell’iceberg. Servono nuove regole di selezione, basate su criteri misurabili, trasparenti, condivisi. Servono valutazioni serie e indipendenti delle capacità relazionali, organizzative, gestionali di chi assume un incarico di direzione. Servono canali di ascolto protetti per chi denuncia, e tutele per le vittime di abusi di potere.

CoAS Medici Dirigenti si pone fin dal primo giorno in una posizione critica rispetto al sistema degli incarichi, è scritto anche nella nostra Mission.

Non possiamo più permettere che l’eccellenza clinica venga infangata da logiche clientelari o comportamenti predatori. Non possiamo più accettare che la leadership in sanità coincida con l’arroganza, la prepotenza, la sopraffazione.

La sanità pubblica deve essere luogo di cura, di rispetto, di giustizia.
A partire da chi ci lavora dentro.

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