In queste ultime settimane è stato pubblicato più volte un grafico (che riportiamo qui) dimostrante quanto modesto sia lo stipendio dei Medici Ospedalieri Italiani dipendenti (Dirigenti) del S.S.N. , a confronto con lo stipendio medio dei Medici degli altri Paesi europei.

Naturalmente il rapporto con gli Altri Paesi Europei è del tutto aleatorio, in quanto risente di fattori storici, geografici, climatologici e culturali che non permettono un confronto significativo.
Noi del CoAS ci siamo invece impegnati per costruire un grafico che confronti il potere d’acquisto dello stipendio dei medici italiani in questi ultimi 25 anni.

Per costruire questo grafico in modo da evidenziare l’andamento del potere d’acquisto dello stipendio dei medici dal 2000 sino all’imminente 2025, a normativa invariata, abbiamo fatto riferimento all’inflazione annuale in modo da annullare questo fattore. Il risultato è esplicitato nel grafico.
Sicuramente i 17 euro mensili promessi dalla Legge Finanziaria per il 2025, non saranno in grado di modificare sostanzialmente il grafico.
Il grafico è stato predisposto secondo questi criteri:
- Identificando nello stipendio dei Medici della Dirigenza Dipendenti le tre voci stipendiali più significative e
fisse: stipendio base, indennità di esclusività e di specificità medica. Queste sono le tre voci costanti, eliminando quindi le variazioni dovute alla indennità di posizione fissa e variabile per incarico, abbiamo valutato una base stipendiale per tutti, uguale nell’arco dei 25 anni presi in esame e indicato le date in cui i CCNL hanno modificato gli importi in modo sensibile. - Per valutare il potere di acquisto in 25 anni consecutivi, abbiamo eliminato l’influenza della svalutazione moltiplicando le somme complessive ottenute per il valore dell’euro nell’anno specifico.
Quali fenomeni possiamo osservare dal grafico?
Dal 2000 in poi c’è stata una perdita continua dovuta all’inflazione, ma soprattutto nel 2002, all’introduzione dell’euro, si determina immediatamente una perdita costante del potere d’acquisto.
Con il contratto di giugno 2000 ci fu l’introduzione della indennità di esclusività, per cui, lo stipendio medio dei medici, nel 2001 ebbe un netto aumento del potere di acquisto, valutabile intorno ai 20.000€ all’anno: fece un balzo (corretto per il valore di
quell’anno) dai 52 mila € fino ai 73 mila del 2001.
Questo aumento non si è più ripetuto.
Con il primo gennaio del 2002 avvenne l’introduzione dell’euro; immediatamente dopo, pur rimanendo costante l’inflazione dal 2001 al 2004, non possiamo che registrare una costante riduzione del potere di acquisto valutabile dai 73.000 ai 67 mila circa. Successivamente invece, con il contratto del 2004 e l’aggiornamento economico del novembre 2005 assistiamo di nuovo ad una ripresa del potere di acquisto valutabile intorno ai 79 mila euro.
In sintesi, assistiamo ad una perdita costante del potere di acquisto, solo parzialmente corretto dai rinnovi contrattuali, indicati nel grafico.
Nel 2005, a seguito del CCNL del 2004 e poi della fine del 2005, dopo la nuova contrattazione, il potere d’acquisto arrivò fino a 79.000 euro all’anno, ma già nel 2007, all’entrata in vigore del secondo biennio contrattuale, si era ridotto notevolmente. Ci fu una piccola ripresa, per essere immediatamente seguita da
una riduzione l’anno successivo, fino ai 71 mila euro circa.
Con la crisi del 2008-2010 il potere d’acquisto ha subito una sensibile riduzione del suo valore reaale, a fronte di una stabilità del valore dell’Euro, quindi una stabilità anche del potere d’acquisto dal 2012 al 2016 compresi.
Indipendentemente dall’incarico attribuito, le variazioni dello stipendio dovute esclusivamente ai rinnovi contrattuali o alle norme di legge che via via si sono succedute, hanno subito modesti recuperi ai rinnovi contrattuali, ma insufficienti a mantenere il potere d’acquisto di una volta.
Nel 2010, gli stipendi lordi, che avevano toccato gli 80mila euro, subiscono la legge Tremonti del 30 luglio 2010 che, nel tentativo di evitare la caduta del Governo per l’aumento dello Spread, dispone il blocco della dinamica stipendiale, il blocco delle contrattazioni e il blocco del turn-over del personale che andava in pensione.
Quindi c’è stata una stabilizzazione della inflazione intorno allo zero e una stabilità del valore reale degli stipendi dei medici; arriviamo così al 2015, anno in cui il governo Renzi rimuove il blocco degli stipendi.
Riparte un minimo di dinamica salariale, peraltro bisognerà attendere il dicembre 2019, affinché venga stipulato un nuovo contratto di lavoro, esattamente il 19 dicembre del 2019.
E gli stipendi iniziano a risalire?
Sì, ma non tanto per la dinamica salariale ma per una Legge del Governo Conte che “premia” i Medici Eroi del Covid con un aumento sensibile della indennità di esclusività (+ 27%) tale che gli stipendi risalgono nel 2021.
E nel 2021 si tocca nuovamente un massimo ai 79 mila euro.
Per effetto del Covid però c’è una nuova crisi.
È, ovviamente, un crollo del potere di acquisto dei medici dipendenti.
Nel gennaio 2024, pur stipulando un nuovo contratto in data 21 gennaio, lo stipendio dei medici continua a perdere valore reale localizzandosi nel grafico proprio nelle ultime due caselle, quindi intorno ai 67mila/68 mila euro e non si
prevede miglioramento a breve scadenza.
Da queste considerazioni riteniamo che origini la fuga dei medici ospedalieri, non solo dall’Italia, ma persino dal lavoro dipendente, preferendo il rapporto libero-professionale ad ore con prestazioni di tipo occasionale mediante partita IVA oppure verso il privato, pur di lasciare una attività di dipendente, vista ormai come un serio ostacolo ad una vita familiare ordinata, con il rispetto di pause lavorative secondo la legge.


