Domande entro il 1° maggio, ma senza novità per i dirigenti sanitari
Ormai tutti i medici conoscono – o dovrebbero conoscere – il tema delle mansioni usuranti, anche grazie all’attività informativa costante del CoAS Medici Dirigenti su questo argomento.
Anche per il 2026, infatti, resta confermata la scadenza per la presentazione delle domande all’INPS:
1° maggio 2026, con riferimento ai requisiti maturati nel 2025.
Il riferimento normativo è il Messaggio INPS n. 1188 del 2 aprile 2026, che tuttavia non introduce alcuna novità rispetto all’anno precedente.
Nessuna apertura per i medici: quadro normativo invariato
È importante chiarirlo subito: il messaggio INPS 2026 si colloca in piena continuità con il 2025.
Questo significa che, anche quest’anno, non vi è alcun ampliamento delle categorie beneficiarie, e per i medici resta confermata una realtà ben nota ma spesso fraintesa.
👉 Il medico turnista non è automaticamente considerato un lavoratore usurante.
Medici e mansioni usuranti: quando è possibile accedere
Un medico può accedere ai benefici delle mansioni usuranti non in quanto medico, ma esclusivamente se rientra nella categoria dei lavoratori notturni, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 67/2011.
Non si tratta quindi di un riconoscimento legato alla professione, ma alla specifica modalità di svolgimento del lavoro.
Per essere considerato “lavoro usurante”, il turno deve prevedere:
- almeno 6 ore di lavoro comprendenti le ore tra la mezzanotte e le 5 del mattino
- per un numero minimo di notti annue
In particolare:
- con 78 o più notti all’anno si ottiene il pieno riconoscimento
- tra 64 e 77 notti si accede con condizioni meno favorevoli
In sostanza, per i medici ospedalieri esiste una sola via: il riconoscimento del lavoro notturno come attività usurante
I requisiti da dimostrare
Il punto più critico, come sempre, non è teorico ma pratico: la dimostrazione documentale.
Il medico deve essere in grado di provare che il lavoro notturno è stato:
- strutturale
- continuativo
- non occasionale
Questo può avvenire in due modalità:
- aver svolto lavoro notturno per almeno 7 anni negli ultimi 10, oppure
- per almeno metà della vita lavorativa
In alternativa, è possibile dimostrare di essere stati lavoratori notturni per l’intero anno.
La documentazione: il vero ostacolo
Il vero nodo, spesso sottovalutato, riguarda la documentazione.
Non basta aver fatto turni notturni: bisogna dimostrarlo in modo inequivocabile.
Tra i documenti necessari rientrano:
- piani turni aziendali
- ordini di servizio
- prospetti presenze
- eventuali accordi integrativi aziendali
Ma esiste un elemento decisivo, che spesso determina l’esito della domanda.
La comunicazione obbligatoria del datore di lavoro al Ministero del Lavoro, da effettuare entro il 31 marzo di ogni anno. Se questa comunicazione manca, l’INPS rigetta quasi sempre la domanda, anche in presenza di documentazione completa.
Il tema dei turni da 12 ore: una questione chiusa
Molti colleghi hanno sollevato negli ultimi mesi una questione rilevante: la possibilità di applicare un coefficiente moltiplicativo (1,5) ai turni notturni di 12 ore, tipici degli ospedali italiani.
L’idea era semplice: equiparare i turni lunghi a più turni standard (cioè di sole 8 ore), facilitando il raggiungimento delle soglie richieste.
Il concetto era semplice: 8 ore = 1 punto, 12 ore = 1,5 punti. Così ogni notte di guardia dovrebbe poter essere moltiplicata per 1,5 facilitando per molti il raggiungimento e superamento della soglia di 64 notti di lavoro.
Oggi questa possibilità non esiste più.
Questo restringe ulteriormente la platea dei medici che possono raggiungere i requisiti richiesti, considerando che pochi arrivano a 64 o più notti annue. Il beneficio, ricordiamo, è comunque limitato: circa due mesi di anticipo pensionistico per ogni anno riconosciuto come “usurante”.
Il ruolo della contrattazione e del sindacato
Questa situazione evidenzia un punto fondamentale: il problema non è solo normativo, ma anche organizzativo e sindacale.
Per poter accedere ai benefici, è essenziale che:
- i turni siano programmati e registrati correttamente
- la documentazione sia tracciata in modo preciso
- l’Azienda adempia agli obblighi di comunicazione
E qui entra in gioco il ruolo del sindacato. Senza un controllo attivo e continuo, è difficile che le Aziende rispettino in modo puntuale questi adempimenti.
La comunicazione annuale del lavoro notturno, ad esempio, è un passaggio tecnico ma decisivo. Senza di essa, anni di lavoro notturno possono diventare inutili ai fini del riconoscimento.
Conclusioni
Il Messaggio INPS 2026 conferma una realtà ormai consolidata:
- nessuna apertura per i medici
- requisiti stringenti
- accesso limitato ai benefici
Ma soprattutto conferma un dato ancora più importante: senza organizzazione, documentazione e tutela sindacale, il diritto resta solo teorico.
È anche per questo che il CoAS Medici Dirigenti continua a lavorare per affiancare i colleghi non solo nella difesa dei diritti, ma anche nella loro concreta applicazione. Perché, in un sistema complesso come quello sanitario, la differenza la fa spesso chi controlla, verifica e insiste.



