Roma, 15 ottobre 2025
Oggi, presso la sede dell’ARAN, si è svolto un nuovo incontro per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) della dirigenza medica e sanitaria per il triennio 2022-2024.
Le proposte economiche avanzate dall’Agenzia sono state giudicate irricevibili dalle Organizzazioni sindacali presenti al tavolo, in quanto non rispondenti alle reali esigenze della categoria né al contesto socio-economico in cui i professionisti del SSN operano da anni.
Cifre insufficienti e nessun riconoscimento del disagio professionale
Il giudizio negativo è stato espresso con riferimento alle risorse previste dall’Atto di indirizzo di settembre 2025, ritenute del tutto insufficienti a riconoscere il valore, la responsabilità e il disagio professionale del personale medico e dirigente sanitario.
Durante l’incontro, i rappresentanti sindacali hanno ribadito che:
“A fronte di un triennio segnato da carichi insostenibili, carenze strutturali e inflazione cumulata, non è accettabile che si continui a proporre incrementi tabellari marginali e risorse accessorie vincolate. Il personale medico e dirigente sanitario merita un contratto dignitoso, che restituisca centralità al ruolo svolto nel SSN.”
La posizione dell’ARAN
L’ARAN ha confermato la volontà di chiudere rapidamente questa tornata contrattuale, attenendosi rigorosamente ai limiti di spesa fissati dall’Atto di indirizzo del 15 settembre (→ vedi nostro articolo).
Secondo l’Agenzia, tali cifre sono “immodificabili per definizione”.
Contestualmente, l’ARAN ha sollecitato la rapida conclusione del CCNL 2022-2024, annunciando l’intenzione di avviare a breve le contrattazioni per il triennio 2025-2027, per il quale — a detta dell’Agenzia — sarebbe prevista la disponibilità di un aumento consistente del Fondo Sanitario Nazionale.
Le cifre in gioco e i rischi per la categoria
La Legge di Bilancio 2025 prevede un incremento complessivo del Fondo Sanitario Nazionale (FSN) di 4,8 miliardi di euro nel triennio, di cui 2,4 miliardi già allocati per il 2026.
Il finanziamento totale del SSN passerà da 136,5 a 141,3 miliardi entro il 2027.
Tuttavia, CoAS Medici rileva che tali risorse dovranno coprire anche altri rinnovi contrattuali (infermieri e comparto sanitario), interventi strutturali e tecnologici, e le quote destinate al privato convenzionato, in costante aumento da anni.
In questo scenario, la quota realmente disponibile per i medici rischia di essere marginale, ben lontana dal necessario recupero del potere d’acquisto eroso da anni di stagnazione.
La richiesta del CoAS Medici
Il sindacato chiede che una quota significativa delle risorse stanziate sia destinata in modo specifico al rinnovo contrattuale della dirigenza medica e sanitaria, con criteri chiari, trasparenti e coerenti con le responsabilità professionali.
“Ulteriori penalizzazioni al ribasso rappresenterebbero l’ennesimo incentivo alla diaspora dei professionisti dal SSN — un fenomeno ormai strutturale e pericoloso per la tenuta del sistema sanitario pubblico.”
Una mobilitazione che continua
Il CoAS Medici ribadisce la propria mobilitazione e invita le istituzioni a fornire risposte concrete e immediate.
Serve un segnale politico chiaro, che restituisca fiducia a una categoria sempre più perplessa e disillusa sul futuro del SSN — o di ciò che ne rimane.
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