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Senza i gettonisti chi curerà nei Pronto Soccorso italiani?

29 luglio 2025 – È ufficiale: a partire da oggi, l’Italia volta pagina sul ricorso ai medici a gettone. Un passaggio tanto annunciato quanto imprevisto in quanto il Multiproroghe aveva già decretato che fino al 31 dicembre 2025 le Aziende Sanitarie avrebbero potuto ricorrere ai Medici Libero Professionisti per coprire le guardie.
In molte regioni è già scattato lo stato d’allerta per la tenuta dei Pronto Soccorso: turni scoperti, organici dimezzati, reparti di emergenza che rischiano la paralisi.

La decisione, presa dal Governo con l’obiettivo (condivisibile) di superare il sistema delle cooperative, è stata applicata senza un piano di transizione serio. La conseguenza? A pagare saranno ancora una volta i professionisti in prima linea e, soprattutto, i pazienti.

Il paradosso: chi ha abusato dei gettonisti, oggi si lamenta per la loro assenza

Regioni che per anni hanno fatto ricorso a gettonisti come soluzione ordinaria – spesso con compensi sproporzionati e contratti opachi – oggi denunciano carenze di personale senza prendersi la responsabilità delle proprie scelte.

I Pronto Soccorso erano diventati l’ultima trincea: abbandonati da molti medici strutturati per condizioni di lavoro insostenibili, mantenuti in piedi da professionisti esterni, spesso giovani e sottopagati, inseriti in contesti senza formazione né continuità clinica.

Decisione giusta, modalità disastrosa

Come CoAS Medici ribadiamo la necessità di uscire dal sistema dei gettonisti. Ma questa discontinuità doveva essere preparatapianificata e accompagnata da assunzioni strutturali. Non si può smantellare un pilastro – per quanto fragile – senza prima costruirne un altro.

Le Aziende Sanitarie sanno da anni che i concorsi restano deserti e che i reparti di emergenza sono ambienti ostili per i professionisti: orari insostenibili, turni notturni ravvicinati, zero possibilità di crescita e stipendi fermi.

Senza una visione, la crisi resterà permanente

Eliminare le cooperative non basta. Serve:

  • un piano straordinario di assunzioni con contratti stabili e retribuzioni dignitose;
  • una revisione urgente dei carichi di lavoro nei PS;
  • incentivi reali per chi lavora in emergenza-urgenza;
  • un cambio culturale che restituisca dignità al lavoro ospedaliero.

La crisi del personale non nasce con i gettonisti e non finirà con loro. È il frutto di anni di abbandono, delegittimazione e precarizzazione sistemica.

La posizione di CoAS Medici

Chiediamo al Governo e alle Regioni di:

  • sospendere l’improvvisazione normativa e la decretazione d’urgenza;
  • coinvolgere le rappresentanze dei medici ospedalieri nelle scelte organizzative,
  • investire davvero nella sanità pubblica, partendo da chi ogni giorno tiene aperti i reparti.

Senza medici motivati, nessun sistema sanitario può reggere.
E il Pronto Soccorso, per definizione, non può chiudere.

📩 Se hai testimonianze, turni saltati o disagi vissuti in prima persona, scrivici a: segreteria@coasmedici.it

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