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Il paradosso delle ferie estive per i Dirigenti Medici ospedalieri: quando l’adeguato riposo diventa un miraggio

Ogni anno, con l’inizio dell’estate, per i Dirigenti Medici ospedalieri si ripresenta lo stesso paradosso: le ferie sono un diritto garantito dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL), ma la possibilità di ottenere un vero recupero psico-fisico è spesso compromessa da una gestione dei turni che ignora i tempi fisiologici di recupero.

Il nodo: l’articolo 29, comma 2 del CCNL 2019-2021

Nel CCNL dell’Area Sanità 2019-2021, l’articolo 29, comma 2, prevede che «la media delle guardie mediche notturne non possa superare le 5 al mese, calcolata su base quadrimestrale». In pratica, su 4 mesi, ogni medico può essere chiamato a svolgere fino a 20 turni di guardia notturna, da effettuarsi in un arco di circa 17 settimane.
Escludendo le ferie estive standard di 3 settimane (21 giorni consecutivi in quanto ogni Dir. Med. ha diritto a 15 giorni di ferie estive, che si sommano al sabato e la domenica per chi lavora su 5 giorni alla settimana), le settimane lavorative si riducono a 14 settimane effettive.
Come previsto dal CCNL all’articolo 32, se il medico prende 21 giorni consecutivi di ferie, deve recuperare nel quadrimestre su cui ricadono le ferie, tutti i turni di guardia non espletati durante il periodo di ferie.

Una guardia ogni 4,9 giorni lavorativi

Il risultato?
Per rientrare nei limiti contrattuali, il medico ospedaliero è costretto a concentrare le 20 guardie in circa 70 giorni lavorativi, ovvero una guardia ogni 4,9 giornate lavorative. Un carico semplicemente incompatibile con qualsiasi reale recupero psico-fisico, anche solo sul piano biologico.

Appena rientrato dalle ferie estive, il medico può essere immediatamente inserito in turni notturni, spesso multipli a settimana, per “recuperare” la media richiesta, in un ciclo che azzera i benefici del riposo appena concluso.

Burnout in crescita e rischio per i pazienti

Le conseguenze non sono solo personali.
Il fenomeno del burnout, già definito dall’OMS come “sindrome da stress lavorativo cronico non gestito con successo”, colpisce sempre più spesso le professioni sanitarie. Secondo i dati riportati da Mei.it, il 45% dei medici in Italia presenta sintomi riconducibili al burnout, con tassi ancora più elevati tra coloro che operano in ambienti ad alta intensità come i reparti ospedalieri o le unità operative d’urgenza.

Come segnalato anche dall’avvocato Debora Stranieri nel suo approfondimento sul tema burnout e diritto sanitario, si tratta di una condizione riconosciuta sempre più spesso anche in sede legale come causa di malattia professionale.

Le ferie dovrebbero essere un diritto inviolabile, non una pausa apparente

La filosofia della normativa in tema di ferie è chiara: il riposo è un diritto irrinunciabile e fondamentale per la salute del lavoratore e per la sicurezza del sistema. Ma nei fatti, la norma sulle 5 guardie mensili spalmate su base quadrimestrale entra in contraddizione con questo principio.

Senza una modifica del sistema di calcolo delle turnazioni che tenga conto dell’assenza giustificata per ferie, si rischia di svuotare di significato uno dei pochi spazi di tutela rimasti per i Dirigenti Medici, già provati da carichi crescenti, carenza di personale e pressioni organizzative.

La proposta: sospendere il conteggio nei periodi di ferie

Come CoAS Medici, chiediamo che venga valutata una revisione del comma 2, art. 29 del CCNL, prevedendo che le settimane di ferie siano escluse dal calcolo delle 5 guardie mensili. In alternativa, si potrebbe introdurre un criterio proporzionale che tenga conto della riduzione effettiva delle settimane lavorative disponibili.

Se non si affronta questo nodo, continueremo ad assistere a un fenomeno noto ma sottovalutato: le ferie estive come fattore di stress aggiuntivo, anziché come momento di recupero.

Inviate le segnalazioni sull’argomento a segreteria@coasmedici.it

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