Nel nostro ultimo articolo abbiamo trattato il tema della
Quota “A” di ENPAM, presentandola, in base alle lamentele degli Iscritti, come un peso ingiustificato sulle spalle dei Medici Ospedalieri.
Il recente allarme lanciato dal presidente dell’ENPAM, Dott. Alberto Oliveti, durante un’audizione parlamentare, ha messo in luce una situazione preoccupante:
Secondo il Presidente di ENPAM, l’ipotizzato passaggio dei Medici di Famiglia a un rapporto di dipendenza, con il Servizio Sanitario Nazionale, potrebbe comportare una perdita del 40% delle entrate contributive dell’Ente di Previdenza privata.
Attualmente, i Medici di Medicina Generale contribuiscono con circa 1,8 miliardi di euro sui 3,7 miliardi totali dell’ENPAM. Una riduzione così significativa delle entrate metterebbe a rischio la sostenibilità finanziaria dell’ente, già sotto pressione per l’aumento dei pensionati (+11,19%) e dell’importo degli assegni (+13,29%) nel 2024.
In questo contesto, è lecito chiedersi come l’ENPAM intenda affrontare questa crisi.
Noi, di CoAS Medici, temiamo che, come già avvenuto in passato, l’Ente Previdenziale non si porrà remore di nessun tipo nel decidere di aumentare sia la Quota “A” fissa, sia le aliquote contributive a carico dei medici dipendenti, già gravati da una doppia contribuzione obbligatoria (INPS e ENPAM).
A questo punto la Sentenza della Cassazione che sanciva la legittimità dell’imposizione in nome di una ipotetica Solidarietà
tra gli Appartenenti alla Categoria dei Medici, non avrebbe più alcun senso.
È fondamentale che l’ENPAM adotti misure di trasparenza e responsabilità nella gestione delle risorse, evitando di scaricare ulteriori costi su una categoria professionale già penalizzata.



