Da anni CoAS Medici Dirigenti denuncia una grave anomalia all’interno del sistema sanitario siciliano:
l’esistenza di un laboratorio di analisi citopatologica e HPV-DNA Test presso l’ASP di Messina che, di fatto, opera senza un riconoscimento ufficiale
Un presidio fondamentale…ma invisibile nei documenti ufficiali
Ogni giorno, in questa struttura, vengono processati test fondamentali per la prevenzione del tumore al collo dell’utero per le province di Messina, Ragusa e, a breve, anche Enna.
Si tratta di un’attività essenziale per la salute pubblica, ma che si svolge in un contesto di totale irregolarità amministrativa. Il laboratorio non compare nei documenti ufficiali, non ha un codice di bilancio, non è formalmente istituito e opera senza un inquadramento regolare. Questo vuoto normativo compromette la trasparenza, la sicurezza e l’efficacia del servizio.
Una storia che parte da lontano
Le nostre denunce raccontano una realtà che va avanti dal 2003, quando il laboratorio inizia la sua attività presso il poliambulatorio ex INAM di via del Vespro a Messina.
Nel 2017 viene potenziato con strumentazioni per il test HPV-DNA e dal 2022 inizia a ricevere campioni anche da Ragusa, con prossima estensione ad Enna. Tuttavia, la struttura non è mai stata ufficialmente riconosciuta all’interno dell’ASP. Non esiste nel Funzionigramma e Organigramma, non è contemplata in alcun atto aziendale, non dispone di un centro di costo.
Eppure, continua a lavorare a pieno ritmo, senza le risorse e le tutele necessarie per il personale coinvolto.
Rischi organizzativi ed economici
La mancata formalizzazione del laboratorio pone enormi problemi gestionali e finanziari:
- L’assenza di un centro di costo impedisce la tracciabilità dei fondi pubblici destinati agli screening oncologici;
- Non è chiaro dove finiscano i ticket sanitari pagati dagli utenti “fuori screening”;
- La struttura non ha accesso ai fondi europei per l’ammodernamento tecnologico, rimanendo esclusa da opportunità cruciali come il Piano Operativo FESR Sicilia 2014-2020;
- Il personale lavora in condizioni di precarietà, senza una regolare inquadratura contrattuale e senza protocolli certificati.
Gravi anomalie della direzione e nei controlli
Un’altra irregolarità riguarda la direzione della struttura: il laboratorio sarebbe affidato a un ginecologo consultoriale privo dei requisiti per dirigere un centro di analisi. Il personale medico e biologo risulta formalmente assegnato ad un’altra unità operativa, generando confusione nei criteri di valutazione e negli obiettivi. Inoltre, la mancanza di accreditamenti ISO e di protocolli certificati aumenta i rischi clinici per i pazienti.
Tre anni di silenzi e rimpalli istituzionali
Dal 2022 il CoAS ha inviato numerose segnalazioni alle autorità competenti, senza ottenere risposte concrete. L’Assessorato regionale alla Salute si è limitato a fornire risposte interlocutorie, mentre l’ASP ha evitato di assumere qualsiasi decisione risolutiva. Solo dopo l’esplosione mediatica di casi simili in altre province, si assiste ai soliti tentativi di individuare capri espiatori piuttosto che risolvere il problema alla radice.
Le richieste di CoAS Medici: LEGALITA’ e TRASPARENZA.
Il CoAS non intende tollerare oltre questa grave illegalità istituzionalizzata e chiede con urgenza:
- La rimozione dell’attuale responsabile del laboratorio;
- L’istituzione ufficiale di un’Unità Operativa dedicata;
- L’assegnazione di un centro di costo per garantire la trasparenza dei fondi pubblici;
- L’accreditamento della struttura secondo gli standard di certificazione richiesti;
- Controlli ispettivi indipendenti e la regolarizzazione contrattuale del personale.
Un appello alla politica: ripristinare la legalità
La vicenda del laboratorio fantasma dell’ASP di Messina è l’emblema di un sistema sanitario che sfugge al controllo pubblico. Chiediamo alle istituzioni competenti di intervenire immediatamente per garantire il rispetto delle regole e tutelare i professionisti e i cittadini. La trasparenza non è solo una questione etica, ma una condizione essenziale per la qualità e l’equità dell’assistenza sanitaria. Chi deve vigilare ha il dovere di rispondere. Il CoAS continuerà a battersi fino a quando questa ingiustizia non sarà sanata.



