La legge Varchi – con il via libero definitivo del Senato lo scorso 16 ottobre – rende la gravidanza per altri un reato universale, anche se effettuata in altri paesi ove sia permessa legalmente. La Ministra Roccella, nelle sue recenti dichiarazioni, auspica che questa norma possa avere un valore dissuasivo nei confronti di chi volesse intraprendere questo percorso, sperando che i medici, in qualità di pubblici ufficiali, possano segnalare eventuali casi di cui venissero a conoscenza nell’esercizio della loro professione.
Secondo quanto dichiarato dalla ministra per le Pari opportunità e la famiglia nel corso di un suo intervento a Tagadà su La7: “Un pubblico ufficiale, e anche il medico, è tenuto a segnalare i casi di sospetta violazione della legge sulla maternità surrogata alla Procura. E poi si vedrà”. “Spero che l’applicazione della legge abbia un effetto fortemente dissuasivo”, ha aggiunto Roccella, ricordando che” in Italia c’è una procedura che protegge i minori e assicura la possibilità al compagno del genitore biologico di essere riconosciuto come genitore”.
Queste affermazioni hanno destato la reazione dei Medici, proviamo qui a riassumere i punti controversi e problematici di tali affermazioni della Ministra.
L’articolo 365 del Codice penale esime il medico dall’obbligo di denuncia se il referto potrebbe esporre il paziente a un procedimento penale.
I Medici, come tutti i cittadini, devono rispettare la legge dello Stato, per questo motivo, essendo appunto vietato, nessun professionista può portare avanti una gravidanza surrogata. Nel caso in cui un medico ne venisse a conoscenza, non può quindi ostacolare la giustizia, ma deve in ogni caso far sempre prevalere il diritto alla salute del paziente rispetto a qualsiasi altro livello di tutela.
Inoltre, il ruolo del medico prevede di stabilire un rapporto di fiducia con i suoi pazienti che lo potrebbero portare, nell’esercizio del suo ruolo, a venire a conoscenza di una serie di informazioni coperte dal segreto professionale che non possono in alcun modo diventare oggetto di segnalazione perché in questo caso si comprometterebbe il rapporto di fiducia necessario proprio a svolgere il ruolo di curante.
Nel codice deontologico della professione medica è elemento fondante l’indipendenza. L’unico interesse del medico è quello della tutela dell’individuo malato così come richiesto dalla legge. Ad esempio, anche rispetto a pazienti che possono delinquere, l’interesse del medico deve essere sempre quello di curare: il diritto alla vita e alla salute è prevalente, tanto da essere definito dalla stessa Costituzione come “fondamentale”. Ed è proprio per questo che la politica deve rispettare l’indipendenza e l’autonomia del medico. Tale garanzia è strettamente legata al sistema democratico, quando questa indipendenza è venuta meno, ad esempio nel caso di regimi totalitari, la professione si è talvolta dovuta piegare agli interessi di pochi, portando a gravi crimini contro l’umanità.
Filippo Anelli della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo) ha precisato: “Il medico ha il dovere di curare. Che il medico sia esonerato dall’obbligo di denuncia nei confronti del proprio paziente lo si desume anche dal capoverso dell’articolo 365 del Codice penale che esime il medico da tale obbligo quando il referto esporrebbe la persona assistita a pverso qualunque paziente gli sisia rivolto.
rocedimento penale”. Poi ha aggiunto: “Quindi il medico non deve, è vero, ostacolare la giustizia ma non deve, soprattutto, porre in essere atti che mettano a rischio la relazione di cura, limitando la tutela della salute dei cittadini”.
Possiamo quindi concludere che il diritto di ognuno sta nella possibilità di potersi curare con la maggior libertà possibile e di poter scegliere il professionista, sicuro che questi non possa mancare al dovere di cura



