I dipendenti del S.S.N. tutti si sentono ormai aggrediti, e non solo dai parenti dei pazienti come gli ultimi eclatanti episodi sembrerebbero indicare e dimostrare.
Nelle sole ultime 24 ore siamo stati raggiunti per telefono da tre Colleghi che ci hanno comunicato la loro decisione di chiudere definitivamente il rapporto di dipendenza dal S.S.N. e passare ad altra attività.
Tutti e tre ci hanno comunicato una diversa modalità di proseguire la loro attività di medico cui non intendono rinunciare, per fattori anagrafici e necessità familiari.
C’è chi aprirà un suo ambulatorio privato con partita IVA, chi si trasferirà con un contratto di dipendente presso una Casa di Cura che gli affiderà un ruolo apicale e chi infine si affiderà ad una Agenzia di lavoro interinale per svolgere Guardie a gettone girovagando negli ospedali della Regione.
Tre Medici del S.S.N., dipendenti di Ospedali gestiti da ASL, che “gettano la spugna” e trovano rapidamente una tipologia di lavoro diversa ma sicuramente più remunerativa e più confacente agli impegni familiari.
Le caratteristiche che causano la fuga dal S.S.N. sono qui tutte rappresentate:
- insoddisfazione per la tipologia lavorativa proposta,
- insoddisfazione per la remunerazione mensile offerta,
- insoddisfazione per la vita familiare risultante.
L’assurdità della situazione prodottasi è sotto gli occhi di tutti da anni, sicuramente precedente le difficoltà causate dalla pandemia del 2020, ma da questa esasperata, sia nei rapporti con gli utenti e loro familiari, sia nel rapporto con i “Vertici” istituzionali ed aziendali che ne hanno approfittato per imparare la gestione autoritaria delle situazioni, emergenziali e non-emergenziali.
La crisi del S.S.N. ha radici profonde, è stata:
- avviata dalla crisi economica del 2007-2008,
- aggravata dal numero chiuso ed incongruo,
- aggravata dal “blocco del Turn-over“,
- aggravata dal “blocco stipendiale” dal 2011 al 2015,
- aggravata dal blocco delle contrattazioni dal 2010 al 2019,
- aggravata dalla pochezza dell’aggiornamento delle norme e delle remunerazioni che sono state proposte dopo i dieci anni di blocco.
I diversi Governi che si succedono da anni non hanno avuto né il coraggio né (forse) la possibilità finanziaria di intervenire sul versante della spesa, tanto da utilizzare il capitolo Sanità come uno di quelli su cui si potesse intervenire per tagliare invece che per spendere meglio, con l’obiettivo di efficientamento della spesa.
Con il doveroso e necessario ritardo, il Sistema trova da sé gli aggiustamenti trasferendo sui singoli medici i problemi dell’adattamento alle mutate condizioni.
I Medici insoddisfatti se ne vanno dal S.S.N. dichiarandone la lenta ma progressiva e inarrestabile morte del Sistema; quel Sistema Sanitario, disegnato nel 1978, apparso possibile negli anni 80, supportato e quasi del tutto realizzato negli anni 90, ha iniziato un lento declino dal 2005 (vent’anni fa) senza che la Politica riservasse la dovuta attenzione alla sua manutenzione e non già all’utilizzo del Sistema per distribuire cariche ed incarichi alla ricerca di consenso a basso costo.
Ormai i Medici, non possono che adeguarsi e reagire all’incuria, abbandonando il Sistema.
Non possono sacrificare testardamente il benessere familiare e personale in quanto non si sentono più stakeholders del Sistema che li ha utilizzati solo come pedine, ma si sentono liberi di pensare al proprio benessere e tornaconto immediato.
Inseguono il gettone, la certezza di non essere aggrediti, la serenità di un rapporto diretto con il management, vogliono liberarsi dell’eventuale giudizio negativo di un management burocratizzato al massimo e privo di anima.
Scelgono anche la libertà di guadagnare meno, ma di provare ad avere un rapporto diretto e personale con il paziente, depurato da assurde liste d’attesa sempre più vuote di valore curativo.
Quanto abbiamo riferito in premessa è indice di un fenomeno che diventerà sempre più di massa, che porterà il Sistema ad adeguarsi: se gli Ospedali vorranno rimanere aperti, dovranno per forza pagare i Medici di più, al di fuori dei CCNL che diventeranno scatole vuote; dovranno allentare i controlli e verifiche secondo parametri che diventeranno del tutto obsoleti, avviando di fatto una trasformazione che non è ancora precisabile nei tempi e risultati finali.



