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Violenza negli ospedali: i numeri dell’osservatorio nazionale sulla sicurezza

Il caso delle dimissioni della Dottoressa Medico, Specializzanda, aggredita nella guardia medica di Maruggio (Taranto) ha riportato alle attenzioni della cronaca il tema della sicurezza sul posto di lavoro degli operatori sanitari.

Ma diamo uno sguardo ai numeri riportati dall’Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza dell’anno 2023:

  • 16.000 i casi riportati di aggressioni al personale sanitario
  • 18.000 operatori/operatrici coinvolti/e
  • Di queste aggressioni il 68% sono verbali, il 26% sono fisiche, il 6% contro beni

A pagare il prezzo più alto delle aggressioni sono le donne: il 64% contro il 36% dei professionisti uomini.

Come è facile aspettarsi, la maggior parte delle aggressioni avvengono nei Pronto Soccorso, al secondo e terzo posto Degenze e Servizi Psichiatrici.

Se è vero che dietro le aggressioni si nasconde un tema culturale – e il maggior numero di aggressioni alle professioniste donne lo conferma – che vede purtroppo nella violenza verbale e fisica una soluzione ad eventuali disservizi o lungaggini ritenute tali, bisogna ammettere che la scarsità di risorse contribuisce a creare un clima favorevole alle aggressioni.

Lunghe attese, carenza di personale, assenza di servizi territoriali che aumentano le affluenze ai Pronto Soccorso fanno nascere nei cittadini un sentimento di frustrazione e mancata assistenza che – purtroppo – è un terreno fertile per violenza e aggressione.

Ma non siamo qui per trovare giustificazioni alla violenza, in genere non comprensibile e quasi sempre immotivata.
Registriamo quindi con favore le parole del Ministro della Salute Orazio Schillaci che parla di inasprimento delle pene e necessità di un cambiamento culturale nei cittadini, ma sappiamo bene che l’inasprimento delle pene non è mai servito a nulla, e che dare la colpa alla “cultura” è come dare la colpa al vento: non risolve un problema concreto per risolvere il quale necessita un programma serio e ben finanziato, protratto per tempi lunghi.
Forse troppo lunghi per rallentare la fuga dei medici dai Pronto Soccorso e la fuga dei giovani dalla professione.
Senza investimenti economici sul personale e sulle condizioni di lavoro sarà difficile far attecchire qualsiasi bel progetto sul cambiamento culturale.

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