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Il Caso è chiuso ?

No,  è solo all’inizio.

Il “cartone” del Pr. Socc. del Presidio Ospedaliero di Patti dell’A.S.P. di Messina, attira dal 27 luglio (data del fatto) l’interesse dei “Media” grazie ai  tanti lettori  animati dal desiderio di  capire  dove stia la “Colpa”:
Abbiamo – come nostra abitudine – cercato di raccogliere qualche certezza di prima mano e qualche notizia in più; queste notizie sembrano poter ribaltare le conclusioni cui sono giunte le indagini della Commissione inviata per accertare i fatti in data 2 e 5 agosto scorsi.
Vi consigliamo di leggere qui i fatti come raccontati dalla stampa:

In data odierna (10 agosto) apprendiamo che la Dott.ssa M. G. B., a seguito delle indagini ispettive svolte in data 2 e 5 agosto scorsi,  ha già ricevuto una Lettera di Rinvio all’Ufficio dei Procedimenti Disciplinari in merito all’articolo comparso sulla Gazzetta del Sud del 2 agosto scorso.
Sappiamo anche per certo che la Collega del Pr. Socc. ha notevole esperienza nella valutazione e primo trattamento di queste fratture (si tratta della frattura composta di un malleolo) e molti si chiedono come mai abbia preferito ricorrere ad una doccia di cartone, ricavato dal guscio di un contenitore per rifiuti speciali.
Il responsabile del Pr. Socc. , interrogato sul fatto, ha inviato una relazione sulla assenza (in quel Pronto Soccorso) del materiale per il confezionamento dei Tutori esterni per immobilizzazione degli arti, individuando con precisione in una inadempienza della Caposala il motivo della carenza di quello specifico presidio. Successivamente, invece, dopo due ispezioni di una Commissione nominata per quanto accaduto, viene dall’Azienda affermato che esistevano in loco i presìdi adatti alle necessità del traumatizzato, e non giustifica l’uso della doccia di cartone.
La Commissione Ispettiva ha adottato questa “successiva” interpretazione del Responsabile ma il CoAS è andato a chiedere quali fossero le stecche che la Collega avrebbe dovuto utilizzare.  
Siamo riusciti a sapere che esistevano conservate in quel Pronto Soccorso alcune docce gessate o acriliche utilizzate più volte, sporche per gli utilizzi precedenti, da ritenersi quindi potenzialmente infette.
Queste “docce (o valve) gessate pronte” qualche volta vengono conservate e riciclate nei Pronto Soccorso, per economizzare sul materiale e per la brevità dei tempi.
La Collega, quando gli è stato proposto l’utilizzo di questi presidi di recupero, ha giustamente considerato il fatto che il paziente (un motociclista) aveva in quell’arto anche ferite ed abrasioni;  ha quindi ritenuto che meritasse una immobilizzazione con materiale “pulito” piuttosto che una valva sporca riutilizzata più volte, ai fini di una corretta gestione delle ferite e della cute contaminata.
Secondo il CoAS Medici Dirigenti quindi,  la Collega ha agito correttamente e le inadempienze stanno in chi ha assunto e mantenuto mansioni gestionali senza preoccuparsi che in quel Pronto Soccorso fossero presenti tutti i presidi necessari per la gestione di qualsiasi emergenza.
Naturalmente ciascuno ha diritto alla difesa, ma la Collega avrebbe persino il diritto a non essere disturbata da un rinvio in Commissione di disciplina, avendo agito nel modo migliore dettato da scienza e coscienza.

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