Resoconto dell’audizione del 7 aprile 2026 a Palazzo San Macuto
L’audizione tenutasi il 7 aprile 2026 presso Palazzo San Macuto, nella Biblioteca della Camera dei Deputati intitolata a Nilde Iotti, alla presenza delle Senatrici Valentina Barzotti ed Elisa Pirro, ha offerto un quadro estremamente chiaro – e per certi versi preoccupante – sullo stato delle casse previdenziali private italiane.
Nel corso dell’audizione è intervenuto inoltre, in collegamento video da Bruxelles, il Prof. Pasquale Tridico, già Presidente dell’INPS, che ha evidenziato con particolare chiarezza uno dei nodi centrali della questione: la sostenibilità delle casse è oggi sempre più messa in discussione dal progressivo calo demografico, che riduce il numero di contribuenti attivi rispetto ai pensionati.
All’incontro ha partecipato, su invito, anche il Dott. Alessandro Garau, Segretario Nazionale CoAS Medici Dirigenti, portando il punto di vista dei dirigenti sanitari direttamente coinvolti nelle criticità del sistema.
Un sistema sotto pressione: tra demografia e sostenibilità
Le casse professionali gestiscono oggi patrimoni molto rilevanti, che rappresentano una componente fondamentale per l’equilibrio complessivo del sistema previdenziale. Tuttavia, il modello attuale mostra segnali evidenti di fragilità.
Il rapporto tra iscritti attivi e pensionati è infatti in progressivo deterioramento. Questo squilibrio, se non corretto, potrebbe portare nel medio periodo a una situazione in cui i contributi versati non saranno più sufficienti a coprire le prestazioni pensionistiche.
Come è stato sottolineato durante l’audizione, in tali scenari le casse potrebbero essere costrette non solo a utilizzare i rendimenti del patrimonio, ma addirittura a intaccare il capitale stesso per garantire il pagamento delle pensioni.
Investimenti senza regole e governance opaca
Uno dei punti più critici emersi riguarda proprio la gestione degli investimenti.
Le casse, pur amministrando risorse di enorme rilevanza, operano spesso senza un quadro normativo chiaro e vincolante. Il cosiddetto “decreto investimenti”, annunciato da anni come imminente, non è mai stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, lasciando un vuoto regolatorio significativo.
Questo ha comportato:
- l’assenza di procedure pubbliche strutturate per la selezione degli investimenti
- una gestione spesso discrezionale delle risorse
- una limitata trasparenza nei processi decisionali
Nonostante richiami da parte del Consiglio di Stato e della Cassazione, l’applicazione di principi analoghi al codice degli appalti non ha trovato concreta attuazione pur trattandosi di operazioni finanziarie rilevanti, di importi superiori a molteplici miliardi di Euro.
Il nodo degli investimenti all’estero
Un altro elemento di riflessione riguarda la destinazione degli investimenti. Una quota rilevante del patrimonio delle casse è oggi allocata all’estero.
Se da un lato questa scelta può rispondere a logiche di diversificazione, dall’altro solleva interrogativi importanti; infatti l’impiego in Italia di questi rilevanti patrimoni potrebbe essere di impatto positivo sull’economia nazionale, invece il trasferimento all’estero:
- riduce l’impatto positivo sul sistema economico nazionale
- evidenzia una limitata fiducia nel sistema Paese
- mette in discussione il ruolo “sociale” delle casse
Inoltre, non sempre vi sono evidenze chiare che tali investimenti abbiano prodotto, nel lungo periodo, rendimenti superiori rispetto a strategie più conservative.
Un sistema frammentato e vulnerabile
A differenza di altri Paesi europei, l’Italia presenta un sistema fortemente frammentato, con numerose casse categoriali.
Questa struttura “monocategoriale” impedisce qualsiasi forma di compensazione tra settori in crescita e settori in difficoltà, aumentando il rischio di crisi per singole categorie professionali.
In alcuni ambiti, infatti, si osserva già una riduzione del numero di contribuenti attivi e una contrazione dei redditi, legata anche a trasformazioni tecnologiche e cambiamenti del mercato del lavoro.
Il problema dell’equità: doppia contribuzione e obblighi anacronistici
Tra le criticità più sentite dai professionisti emerge il tema della doppia contribuzione obbligatoria.
Medici e farmacisti dipendenti sono infatti costretti a versare contributi sia all’INPS sia alle rispettive casse professionali (ENPAM ed ENPAF), anche in assenza di attività libero-professionale.
Questa situazione diventa ancora più problematica nei periodi di disoccupazione (soprattutto per i Farmacisti), durante i quali l’obbligo contributivo permane, generando un evidente insostenibilità economica.
A ciò si aggiungono criticità legate alla gestione amministrativa, come modifiche delle scadenze contributive comunicate tardivamente e una generale carenza di trasparenza nei rapporti con gli iscritti.
Focus su ENPAM ed ENPAF
ENPAM
Per quanto riguarda l’ENPAM, sono emerse criticità legate alla trasparenza degli investimenti e al rischio, nel lungo periodo, di dover ricorrere al patrimonio per sostenere le prestazioni.
Inoltre il doppio obbligo contributivo è motivo di disaffezione dei Medici Ospedalieri per questo tipo di previdenza e per la stessa professione. Sembra essere solo una imposizione dovuta a norme del 1938, confermate nel 1946 e poi nel 1954, solo ed esclusivamente per non perdere la contribuzione di nessun possibile contribuente.
Ma, in questo momento il mercato della professione medica è profondamente cambiato rispetto ad 80 anni fa ed i Medici stanno scappando dall’Italia
La qualità delle scelte di investimento diventa quindi un fattore determinante per la sostenibilità futura.
ENPAF
Nel caso dell’ENPAF, il tema centrale resta quello del doppio obbligo contributivo, percepito da molti farmacisti come un’anomalia normativa ormai non più giustificabile.
Particolarmente critiche sono le situazioni dei farmacisti disoccupati, che continuano a essere obbligati al versamento delle quote per mantenere l’iscrizione all’albo.
Queste condizioni stanno contribuendo a un crescente abbandono della professione, con conseguenze dirette anche sulla qualità dei servizi sanitari.
Le possibili conseguenze
Se non si interviene in tempi rapidi, il sistema potrebbe andare incontro a scenari critici:
- progressiva erosione del patrimonio
- aumento del rischio sistemico
- necessità di interventi pubblici
- perdita di fiducia da parte degli iscritti
Il risultato potrebbe essere un ulteriore indebolimento della base contributiva, con effetti a catena sull’intero sistema previdenziale.
Le proposte emerse
Nel corso dell’audizione sono state avanzate alcune possibili linee di intervento.
Tra queste, la necessità di rendere finalmente operativo il decreto sugli investimenti, introducendo regole chiare e vincolanti per garantire trasparenza e responsabilità.
Si è inoltre sottolineata l’importanza di rafforzare i controlli esterni, attraverso audit indipendenti e obblighi di pubblicazione delle procedure di selezione.
Un altro tema rilevante riguarda la possibilità di forme di aggregazione o coordinamento tra casse, per ridurre la frammentazione e migliorare la gestione del rischio.
Infine, è stata evidenziata la necessità di intervenire sulle anomalie contributive, in particolare sulla doppia contribuzione, per ristabilire condizioni di equità tra i professionisti.
Conclusioni
L’audizione del 7 aprile ha restituito un quadro complesso ma estremamente chiaro: il sistema delle casse previdenziali private è oggi attraversato da criticità profonde che riguardano non solo la sostenibilità finanziaria, ma anche la governance, la trasparenza e l’equità.
L’intervento del Prof. Tridico ha evidenziato come il fattore demografico rappresenti una variabile determinante non più rinviabile.
Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni saranno decisive per evitare che il patrimonio accumulato diventi l’ultima risorsa da consumare, anziché uno strumento di stabilità e sicurezza per le future generazioni.
Il tema previdenziale, oggi più che mai, non è solo tecnico: è una questione di equità, fiducia e futuro del sistema sanitario e professionale italiano.
Le problematicità della sostenibilità delle Casse pensioni proprio a causa del sempre più evidente calo demografico, è uno dei grossi punti interrogativi che dovrà affrontare la politica italiana, senza rinvii che non fanno bene a nessuno.



