Roma, 12 novembre 2025
Con la Legge di Bilancio 2026, il Governo ha deciso di riconoscere l’indennità di specificità medica direttamente, in forma extracontrattuale, a partire da gennaio 2026.
Una mossa che, ancora una volta, ridicolizza la contrattazione sindacale e mina il ruolo stesso delle organizzazioni rappresentative dei lavoratori della sanità.
Un colpo alla rappresentanza sindacale
Il Governo dimostra di voler essere l’unica istituzione in grado di decidere chi e quando deve ricevere aumenti, bypassando di fatto la trattativa collettiva.
In questo modo, la contrattazione viene svuotata di senso e i sindacati ridotti a “orpelli inutili”, meri osservatori di decisioni già prese altrove.
“Si rafforza la percezione che la contrattazione collettiva non serva più a nulla,” commentano i dirigenti del CoAS Medici. “È un precedente pericoloso, che legittima l’idea di un sistema sanitario governato per decreto anziché per confronto.”
Gli aumenti in busta paga dal 2026
Secondo la Corte dei Conti, gli incrementi dell’indennità di specificità previsti dalla manovra 2026 ammontano a:
- +3.052 euro lordi annui per medici e veterinari;
- +1.600 euro lordi annui per gli infermieri.
L’analisi è stata presentata durante l’audizione sul disegno di legge di Bilancio, confermando la volontà dell’esecutivo di intervenire fuori dai tavoli di contrattazione ARAN.
Le cifre della manovra
Rispetto agli stanziamenti già previsti con la precedente legge di bilancio — 327 milioni per medici e veterinari e 285 milioni per infermieri — la nuova manovra aggiunge:
- 85 milioni di euro per la dirigenza medica e veterinaria;
- 195 milioni di euro per la componente infermieristica.
A regime, le risorse complessive destinate agli aumenti arrivano così a 412 milioni per i medici e 480 milioni per gli infermieri.
Effetti medi individuali stimati:
- Medici e veterinari: +745 euro aggiuntivi, per un totale medio di 3.052 euro lordi annui.
- Infermieri: +701 euro aggiuntivi, per un totale medio di 1.600 euro lordi annui.
Le osservazioni della Corte dei Conti
Nel suo parere, la Corte segnala anche la possibilità, per le Regioni in equilibrio economico, di incrementare la parte variabile dei fondi per la dirigenza sanitaria fino all’1% della componente stabile tra il 2026 e il 2029, purché senza nuovi oneri per la finanza pubblica.
Resta confermata la valorizzazione del personale dei pronto soccorso, già prevista nelle precedenti norme, e la copertura finanziaria tramite un aumento del livello del fabbisogno sanitario standard.
Tuttavia, la Corte richiama la necessità di garantire un coordinamento tra l’aumento delle risorse per il personale e la sostenibilità dei fondi regionali, per evitare squilibri tra territori.
Le parole del Ministro Schillaci
Durante l’inaugurazione dell’anno accademico 2025–2026 dell’Humanitas University, il Ministro della Salute Orazio Schillaci ha dichiarato:
“Le risorse della Finanziaria vengono investite soprattutto in nuove assunzioni e nell’aumento delle indennità di specificità.”
Il Ministro ha inoltre sottolineato la necessità di contratti più flessibili, meno burocrazia e maggiori opportunità di carriera, con un’attenzione particolare alle donne, che rappresentano la maggioranza degli studenti di Medicina.
Il commento del CoAS Medici Dirigenti
Per il CoAS Medici Dirigenti, la misura rappresenta una sconfitta della rappresentanza collettiva:
Quando gli aumenti arrivano per decreto e non da un tavolo negoziale, si cancella l’idea stessa di contrattazione. Il Governo sceglie di erogare ciò che vuole, quando vuole, e a chi vuole. È una dinamica pericolosa per la tenuta del sistema pubblico e per il ruolo dei sindacati.
Il sindacato invita i medici e i dirigenti sanitari a non leggere questi aumenti come una vittoria, ma come una perdita di dignità contrattuale e autonomia professionale.
Conclusioni
L’indennità di specificità medica, concepita per valorizzare la professione sanitaria, diventa così il simbolo di un sistema contrattuale svuotato.
Mentre il Governo distribuisce fondi senza mediazione, i sindacati vengono marginalizzati, e la sanità pubblica continua a muoversi tra emergenze e carenze croniche.
Il CoAS Medici Dirigenti ribadisce che la contrattazione collettiva deve tornare a essere un luogo di confronto reale, non un rito da archiviare.
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