Il nuovo emendamento previdenziale, inserito nella Legge di Bilancio per il 2026, allunga i tempi per la pensione, svaluta il riscatto della laurea e spinge verso la previdenza complementare. Un intervento che penalizza lavoratori qualificati (medici compresi) e professioni sanitarie.
La Legge di Bilancio 2026 introduce, attraverso un maxi-emendamento previdenziale, una serie di modifiche che incidono in modo significativo sulle regole di accesso alla pensione. Le misure, presentate come interventi di razionalizzazione dei conti pubblici, determinano in realtà un ulteriore irrigidimento del sistema, con effetti particolarmente rilevanti per i lavoratori ad alta qualificazione, tra cui medici e dirigenti sanitari.
Il risparmio stimato per lo Stato è di circa 2 miliardi di euro a regime, ma il prezzo viene pagato interamente dai lavoratori, soprattutto da chi aveva pianificato l’uscita anticipata dal lavoro sulla base delle regole vigenti.
Pensione anticipata: finestre più lunghe e requisiti sempre più lontani
Attualmente l’accesso alla pensione anticipata richiede:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne,
con una finestra di decorrenza di 3 mesi.
Il nuovo emendamento prevede un progressivo allungamento della finestra:
- 3 mesi per chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2031
- 4 mesi nel 2032
- 5 mesi nel 2034
- 6 mesi dal 1° gennaio 2035
A questo si aggiungono:
- adeguamenti dei requisiti contributivi a partire dal 2027
- ritorno all’adeguamento biennale alla speranza di vita
Il risultato è chiaro: si lavorerà più a lungo e si attenderà di più prima di percepire la pensione, con un impatto rilevante per chi svolge professioni usuranti e ad alta responsabilità come quelle sanitarie.
Riscatto della laurea: un diritto che perde valore
Uno degli aspetti più penalizzanti riguarda il riscatto degli anni di laurea, da sempre utilizzato da molti medici per anticipare l’uscita dal lavoro.
Dal 2031 i periodi riscattati varranno progressivamente meno ai fini della pensione anticipata:
- –6 mesi nel 2031
- –12 mesi nel 2032
- –18 mesi nel 2033
- fino a –30 mesi nel 2035
In pratica, su tre anni di laurea riscattati, a regime conteranno solo sei mesi.
Anche i percorsi più lunghi (come il 3+2) subiranno una riduzione significativa del valore contributivo.
Si tratta di una misura che colpisce soprattutto i giovani medici, già penalizzati da carriere lunghe, ingressi tardivi nel lavoro stabile e retribuzioni non adeguate al livello di responsabilità.
TFR e previdenza complementare: adesione automatica per i neoassunti
Dal 1° luglio 2026 viene introdotto il meccanismo del silenzio-assenso per il TFR dei lavoratori del settore privato assunti per la prima volta.
In assenza di una scelta esplicita entro 60 giorni:
- il TFR confluirà automaticamente nel fondo pensione previsto dal contratto collettivo
È una scelta che spinge verso la previdenza complementare privata, riducendo di fatto la libertà decisionale dei lavoratori e rafforzando il ruolo dei fondi pensione.
Parallelamente, si amplia la platea delle aziende obbligate a versare il TFR al Fondo INPS, includendo anche quelle che superano successivamente la soglia dei 50 dipendenti.
Una riforma che penalizza medici e professionisti della sanità
Per i medici dipendenti del SSN, queste misure si sommano a:
- carriere lunghe e ritardate
- condizioni di lavoro sempre più gravose
- incertezza contrattuale
- perdita di potere d’acquisto
Il messaggio che emerge è chiaro: meno tutele pubbliche, più responsabilità individuale, in un sistema che scarica sui lavoratori il peso del riequilibrio dei conti.
Il CoAS Medici Dirigenti esprime forte preoccupazione per un impianto normativo che:
- cambia le regole in corsa
- penalizza chi ha investito in formazione
- rende l’uscita dal lavoro sempre più distante.
CoAS: servono correzioni immediate e un confronto vero
Il CoAS ritiene indispensabile:
- aprire un confronto trasparente con le organizzazioni sindacali
- evitare penalizzazioni retroattive sui riscatti già effettuati
- riconoscere la specificità delle professioni sanitarie anche in ambito previdenziale.
La sostenibilità dei conti pubblici non può essere costruita sulla compressione dei diritti di chi garantisce ogni giorno il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale.
Nei prossimi giorni il CoAS continuerà a monitorare l’iter parlamentare dell’emendamento e informerà puntualmente i colleghi sugli sviluppi.



