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“Scudo penale” per i medici? Più propaganda che tutela reale

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega che introduce una forma stabile di cosiddetto “scudo penale” per i medici. Secondo l’annuncio dei ministri Orazio Schillaci (Salute) e Carlo Nordio (Giustizia), i sanitari potranno essere perseguiti penalmente solo nei casi di colpa grave, mentre i giudici dovranno tenere conto – nella valutazione – di fattori come la scarsità di personale, le carenze organizzative e la complessità delle patologie.

Una misura che, a detta del Governo, avrebbe lo scopo di ridurre la medicina difensiva, cioè la pratica di prescrivere esami e visite non per necessità clinica ma per timore di denunce, con effetti anche sulle liste d’attesa.

Ma cosa cambia davvero? E soprattutto: possiamo parlare di un vero scudo?


Non uno scudo, ma un processo comunque

Dal punto di vista di CoAS Medici, la narrazione politica e giornalistica appare fuorviante.
Il disegno di legge infatti:

  • non esclude affatto il processo penale: per stabilire se il medico ha agito con colpa grave, ma occorrerà comunque aprire un procedimento giudiziario;
  • riguarda solo la sfera penale, mentre la maggior parte delle azioni contro i medici viene avviata in sede civile (cause di risarcimento danni);
  • non introduce alcuna “autoassoluzione”: un medico potrà essere condannato penalmente per colpa grave, al termine del processo.

L’unica novità sostanziale è l’estensione del concetto di “colpa grave” anche alla sfera penale, mentre fino ad oggi questa forma di valutazione era confinata al processo civile, in quanto deputato alla valutazione del danno.
Ma presentare questa misura come uno “scudo” significa alimentare un’illusione.


Rischio effetto boomerang

Al contrario, l’inserimento della colpa grave in sede penale potrebbe addirittura incentivare l’azione giudiziaria, poiché:

  • il procedimento penale ha costi a carico dello Stato, quindi più accessibile alle parti lese, che non devono affrontare le spese peritali per avviare il processo e per documentare il rapporto di causa/effetto.
  • gli avvocati potrebbero preferire la via penale per ottenere sentenze che attestino la colpa grave, da utilizzare poi come leva nei processi civili.

Il risultato? Un possibile aumento, non una riduzione, delle cause penali contro i medici.


La posizione di altri sindacati

Diversa la lettura data da ANAAO Assomed, che rivendica la misura come “una battaglia di civiltà” ed un passo avanti a tutela dei sanitari.
Secondo il Segretario nazionale Pierino Di Silverio, non si tratta di “impunità per i medici”, ma di una norma che finalmente definisce i limiti della responsabilità penale, restituendo serenità a una categoria dove un medico su tre subisce una denuncia, ma solo il 3% viene condannato.


La visione di CoAS Medici

Per CoAS Medici, però, siamo di fronte soprattutto a un provvedimento di propaganda politica e sindacale:

  • Mentre infatti l’ANAAO ed altri dimostrano la loro sostanziale assonanza con le forze di governo, brindando ancora una volta ad una vittoria inesistente, come dopo ogni CCNL peggiorativo,
  • per CoAS Medici Dirigenti non riduce realmente il rischio penale per il malcapitato medico, che rimane esposto a processi e possibili condanne per colpa grave;
  • non affronta il vero nodo: la necessità di una depenalizzazione complessiva dell’atto medico, limitando il penale solo ai casi di dolo;
  • non affronta e aggiunge alcuna tutela sul piano civile, dove si concentra la stragrande maggioranza dei lnghi, lunghissimi contenziosi.

Soprattutto, si alimenta una narrazione fuorviante, che rischia di far credere all’opinione pubblica, ad alcuni parlamentari e ad alcuni medici, che i medici siano ora “protetti” o addirittura “autoassolti”.
NON è così.


Conclusione: una tutela apparente

La verità è che questo “scudo penale” non è uno scudo: i medici continueranno a dover affrontare processi penali, con qualche incertezza in più, in quanto il Giudice chiamato ad emettere una sentenza dovrà esprimersi anche sulla quantità di colpa.
Si tratta, più che altro, di un intervento simbolico, utile a dare l’idea di una riforma coraggiosa, ma privo di un impatto reale sulla vita professionale dei medici ospedalieri.

Il vero passo avanti sarebbe depenalizzare l’atto medico, lasciando al penale solo i casi di dolo, e garantire percorsi civili rapidi ed equi per i pazienti che hanno subito un danno.
Fino ad allora, continueremo a parlare di propaganda, non di vera tutela.

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