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Le contraddizioni del Decreto Milleproroghe 2025 nel settore sanitario

Il Decreto Milleproroghe 2025, con le sue misure a sostegno del sistema sanitario, ha suscitato reazioni contrastanti. Sebbene l’obiettivo dichiarato sia migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza dei professionisti, emergono contraddizioni che rischiano di indebolirne l’efficacia. Ecco le principali criticità.


1. Limitazione della punibilità vs. Tutela dei pazienti

La riduzione della punibilità degli errori medici ai soli casi di colpa grave solleva dubbi sulla tutela dei diritti dei pazienti. Se da un lato protegge i medici da contenziosi eccessivi, dall’altro rischia di creare un vuoto di responsabilità per negligenze o imperizie non classificate come “gravi”.
Come si definisce esattamente la colpa grave?
L’assenza di criteri oggettivi potrebbe generare interpretazioni arbitrarie, minando la fiducia nel sistema sanitario.


2. Scudo penale prorogato: Sicurezza o impunità?

La proroga dello scudo penale per i medici, sebbene giustificata per alleggerire la pressione legale, entra in conflitto con il principio di giustizia riparativa.
Proteggere i professionisti in “determinate circostanze” non specificate, apre una serie di interrogativi che possono essere sintetizzati nella espressione: quali situazioni sono escluse?
Esiste il rischio di una cultura dell’impunità che trascura la necessità di garantire standard di cura elevati?


3. Reclutamento di specializzandi vs. Qualità della formazione

Consentire alle aziende sanitarie di assumere medici specializzandi già dal secondo anno potrebbe aggravare due problemi strutturali:

  • Sovraccarico lavorativo: i giovani medici, ancora in formazione, rischiano di essere impiegati per supplire alle carenze di organico, compromettendo la qualità del loro percorso formativo.
  • Rischio di burnout: l’aumento delle responsabilità senza un adeguato supporto teorico derivante dall’apprendistato, potrebbe esporli a stress precoce, peggiorando la già critica situazione del personale sanitario.

4. Misure di supporto generiche vs. Emergenze concrete

Il decreto promette misure di supporto al personale, ma mancano dettagli operativi. Come si affrontano realmente la carenza di risorse umane e i carichi di lavoro? Senza investimenti strutturali (aumento degli stipendi, assunzioni stabili, riduzione degli straordinari), le promesse rischiano di restare teoriche. Inoltre, non si menzionano interventi per il personale infermieristico; nonostante le “novità” annunciate, dove sono finiti i provvedimenti ipotizzati per gli Infermieri?
Quali sono?


5. Proroghe temporanee vs. Pianificazione a lungo termine

La scelta di prorogare disposizioni fino al 31 dicembre 2025 riflette un’abitudine italiana di affrontare con “piccoli provvedimenti continui“, le situazioni che si presentano come una emergenza.
Questo stato di emergenza continua, costringe a questi provvedimenti contingenti ed estemporanei, anziché a riforme sistemiche.
Tutti i Governi, da tempo immemorabile, si limitano a estendere scadenze senza risolvere problemi di fondo (come la fuga di cervelli o la burocrazia ospedaliera) mantenendo il sistema in una perenne logica tampone, lontana da una visione strategica.


Conclusione: Tra buone intenzioni e incoerenze

Il Decreto Milleproroghe 2025, nello specifico campo sanitario, sembra oscillare tra la necessità di proteggere gli operatori sanitari e l’incapacità di affrontare le radici dei problemi.
Le contraddizioni evidenziate rischiano di vanificare gli sforzi, lasciando irrisolte questioni cruciali: 
1) come conciliare la tutela dei medici con i diritti dei pazienti? 2) Come trasformare le proroghe in riforme? 
Senza una visione organica dei problemi, chiarezza e coraggio politico, il rischio è che il sistema continui a sopravvivere, senza mai vivere.

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